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MENOPAUSA

Sono in menopausa?
Questa è una delle domande che più frequentemente si pone una donna al traguardo dei 40 anni.

Se, da un lato, la menopausa viene vissuta come liberazione dalla mestruazione, intesa quale momento invalidante, e come liberazione dal timore di gravidanze, dall’altro, anche molto tempo prima che si verifichi, è associata all’inizio della vecchiaia, intesa come perdita non solo della capacità riproduttiva ma anche della femminilità, del potere seduttivo, della sessualità.

Menopausa (dal greco μην “mese” e παυσις “cessazione, fine”) designa, per definizione, l'ultima mestruazione. Più propriamente, da un punto di vista clinico la menopausa fa parte di un periodo più lungo, il cosiddetto climaterio, la cui durata varia da donna a donna:inizia alcuni anni prima della fine del ciclo mestruale e si conclude alcuni anni dopo la menopausa. Il suo esordio è caratterizzato da cambiamenti dell'attività delle ovaie che si manifestano con le prime irregolarità mestruali. Pertanto, la scomparsa delle mestruazioni è solo una delle manifestazioni più evidenti della menopausa, ma non costituisce il mutamento più importante nel corpo della donna.

E’ un periodo complesso, non sempre accettato positivamente. Contraddistinto da una serie di segni e sintomi di natura psicologica, fisica, emotiva, implica importanti risvolti comportamentali, lavorativi e sociali.

Quando sopraggiunge la menopausa?
La menopausa spesso coincide temporalmente con l’interruzione dell’attività mestruale che si verifica, in modo naturale in tutte le donne, in seguito alla cessata produzione di ormoni da parte delle ovaie, tra i 48 e i 55 anni. Alcune donne, tuttavia, entrano in menopausa prima dei 40 anni (menopausa precoce) ed altre dopo i 55.

Quali sono i sintomi più frequenti?
I sintomi variano in termini di tipologia di manifestazione, di durata e di intensità; sono fastidiosi ma non comportano rischi per la salute. Tali sintomi possono anche non manifestarsi nei casi in cui l’ovaio o altri tessuti dell’organismo (come le ghiandole surrenali e il tessuto adiposo) continuano a produrre, per periodi di tempo anche lunghi, piccole quantità di estrogeni tuttavia sufficienti a garantire l’assenza di disturbi e una buona qualità di vita.

In ordine di frequenza i sintomi sono:

  1. Vampate di calore seguite da intensa sudorazione
  2. Palpitazioni
  3. Sbalzi di umore (ansia, irritabilità, depressione)
  4. Scarsa concentrazione
  5. Cefalea
  6. Dolori ossei
  7. Calo del desiderio sessuale
  8. Secchezza vaginale.

Cicli irregolari che si manifestano dopo i 40 anni possono significare l’ inizio della menopausa?
I cicli irregolari non indicano necessariamente l’inizio della menopausa.
Tuttavia, se l’età è conforme, potrebbero esserne un segnale. In caso di irregolarità del ciclo, è opportuno consultare il medico per stabilirne la causa.

Qual è l’attività sessuale in menopausa?
Anche se, con gli anni, la risposta sessuale cambia in quanto il desiderio può calare e l’eccitazione richiedere più tempo, l’attività sessuale in menopausa va sostenuta ed incoraggiata in quanto aiuta a mantenere una parziale attività ovarica e a ridurre l'irritazione e i segni di invecchiamento vaginale.

L'American Menopause Foundation considera l’ attività sessuale soddisfacente e anche terapeutica contro le vampate di calore, i sudori notturni, l'insonnia e gli altri disturbi neurovegetativi associati a questa condizione. Responsabile di questo effetto positivo sarebbe il rilascio di ossitocina, un ormone capace di dare sollievo alla cefalea e di innalzare la produzione di estrogeni. In più, secondo alcuni autori, l'attività sessuale stimolerebbe il sistema immunitario e farebbe bruciare calorie.

La secchezza e l’atrofia vaginale non devono costituire un impedimento all’ atto sessuale:
semplici presidi ed accorgimenti possono ovviare questo inconveniente.

Si può rimanere incinta in menopausa?
Nelle fasi iniziali della menopausa la cessazione delle mestruazioni può non essere definitiva.
Si possono avere brevi periodi in cui l’ovaio riprende a produrre ormoni e, talora, a ovulare, con conseguente ritorno dei cicli mestruali. In queste fasi cosiddette attive la donna può tornare fertile anche se le probabilità di gravidanza sono molto limitate in quanto la maggior parte delle uova prodotte sono ormai prive del patrimonio genetico e l’endometrio non è più adatto ad accogliere l’uovo.

Con la menopausa si ha aumento di peso?
Le modifiche ormonali che si verificano durante la menopausa rendono le donne più soggette a ingrassare, soprattutto sul girovita anziché sui fianchi e sulle cosce come accade nel periodo fertile.
Le modifiche ormonali, tuttavia, non portano necessariamente a ingrassare. Studi recenti hanno dimostrato che l'aumento di peso in menopausa non è tanto determinato da squilibri ormonali, quanto da un mutato stile di vita, più sedentario e meno attivo.
Pertanto, una corretta alimentazione e una attività fisica moderata e costante sono i migliori rimedi per tenere sotto controllo il peso.

Menopausa e invecchiamento cutaneo
L’invecchiamento della pelle è legato a diversi fattori, i più importanti dei quali sono senz’altro l’età e l’esposizione al sole.
La pelle con l’età si modifica in ogni suo strato perché perde parte del suo principale elemento costitutivo: il collagene, proteina che conferisce spessore ed elasticità alla cute.

La riduzione comincia dopo i 40 anni, ma è proprio con la menopausa che la perdita si fa più significativa in quanto la pelle è un organo ricco di recettori per gli estrogeni.
La conseguenza più evidente è una pelle sottile e secca con accentuazione delle rughe del viso e rilasciamento dei tessuti soprattutto a livello di palpebre, guance, sottomento e seno.

Menopausa e incontinenza
La diminuzione degli estrogeni durante la menopausa favorisce il rilasciamento dei tessuti di sostegno anche nell’utero e nella vescica. Ne consegue un abbassamento di questi organi, chiamato prolasso, con conseguente difetto nei meccanismi di contenimento dell’urina che, in molti casi, diventa quantitativamente importante e porta all'incontinenza urinaria.

La menopausa può rendere le ossa più fragili?
L'osteoporosi è una malattia caratterizzata da un basso contenuto di calcio nelle ossa a causa della progressiva perdita di tessuto osseo, con conseguente fragilità dello scheletro e predisposizione alle fratture.

Gli estrogeni intervengono nella regolazione della quantità di calcio presente nell'osso: venendo meno la loro azione, il calcio nell'osso si riduce, lasciando una struttura porosa e fragile. Questa condizione può essere più o meno rilevante in funzione dei fattori di rischio correlati soprattutto allo stile di vita, all’alimentazione e all’ereditarietà.

Le principali misure di prevenzione sono rappresentate da una alimentazione ricca di calcio, dall'esercizio fisico all’aria aperta, dal controllo ponderale e dall'abolizione di fumo ed alcool.

Di seguito alcuni dei principali alimenti particolarmente ricchi di calcio:
latte di soia, formaggi stagionati, germogli di soia, semi di sesamo, mandorle, fichi secchi, pistacchi, ceci, alici, calamari, gamberi, polipi, sardine sott’ olio, kelp (alghe marine), cicoria, broccoletti di rapa, cardi, carruba, carciofi, cicoria, indivia, prezzemolo, radicchio verde, spinaci.

Vi sono rischi per cuore e vasi sanguigni?
Prima della menopausa, le donne sono meno soggette degli uomini al rischio di malattia cardiovascolare, ma con la menopausa il rischio aumenta in quanto viene meno l’effetto protettivo degli estrogeni sui vasi contro l’aterosclerosi (ispessimento delle arterie). La caduta di concentrazione di estrogeni circolanti sembra inoltre giocare un ruolo importante anche nell’aumento dei valori pressori.

Lo stile di vita (l’ esercizio fisico, il controllo ponderale, una alimentazione ricca in frutta e verdure e povera di grassi animali, l’ abolizione di fumo ed alcool) svolge, anche per queste patologie un ruolo preventivo fondamentale.

La terapia ormonale sostitutiva è pericolosa?
La terapia ormonale sostitutiva (TOS) è il trattamento più efficace per i disturbi della menopausa, sia per quelli legati alla sfera emotivo-sensitiva e di tipo neurovegetativo (vampate di calore, tachicardia, depressione, insonnia), sia per quelli organici dovuti ad atrofia e invecchiamento degli organi.

L'argomento dei rischi e benefici associati a queste cure è ancora oggetto d'accese discussioni negli ambienti scientifici e nella pratica medica d'ogni giorno.

Alcuni studi recenti hanno enfatizzato, nel caso di terapie superiori a 5 anni, un aumento di rischio di tumori al seno (quantizzabile in 8 casi su 10000 donne), un aumento di trombosi venose e di embolie polmonari soprattutto nelle donne in sovrappeso e con familiarità (quantizzabile in 12 casi su 10000).
E' però opportuno precisare che i risultati non tengono conto delle formulazioni delle terapie: diversità nella tipologia di ormoni, nei dosaggi, nelle vie di somministrazione potrebbero comportare conseguenze differenti.
Inoltre, il rischio sembra azzerarsi in donne isterectomizzate e sottoposte a terapia con soli estrogeni. Indubbi invece gli sono gli effetti positivi: 5 casi di fratture dell'anca e 6 casi di tumori dell’ intestino in meno su 10000 donne, miglioramento delle abilità cognitive e un effetto protettivo verso malattie neurologiche come, ad esempio, il morbo di Parkinson.

Queste informazioni, tuttavia, poco aiutano le donne a prendere una decisione, poiché è sempre difficile applicare i risultati degli studi e le statistiche al proprio caso.
Inoltre, c’è la tendenza, sia da parte di alcuni medici che di molte donne, ad assumere atteggiamenti ideologici, pro o contro, basati su emotività e pregiudizi piuttosto che su dati scientifici.

Le donne che accusano disturbi gravi tali da peggiorare di molto la qualità della loro vita, le loro relazioni e l'intesa sessuale con il partner dovrebbero considerare l'ipotesi di una terapia ormonale sostitutiva che è, senza dubbio, la più efficace per un considerevole miglioramento della sintomatologia.

Il primo obiettivo di ogni buon medico, dunque, dovrebbe essere quello di valutare l’esistenza di eventuali controindicazioni relative alla paziente in esame, di illustrare correttamente benefici e rischi della terapia, contrastando l’allarmismo dei media e l’interpretazione superficiale di studi epidemiologici.

Terapie alternative
Molte sono le terapie alternative ai disturbi della menopausa: rimedi naturali, quali
Cimicifuga, Salvia officinalis; alcuni minerali come il Manganese, il Magnesio, il Cobalto e il Litio, l'Olio di Oenothera; alcune vitamine come le Vitamine del gruppo B; i fitoestrogeni.

Cosa sono i fitoestrogeni
I fitoestrogeni sono composti, presenti in numerose piante, caratterizzati da un'azione simile a quella degli estrogeni.

La soia e il trifoglio rosso sono particolarmente ricchi di fitoestrogeni che, seppure in qunatità minori, sono presenti anche in altri legumi come i piselli; in molti cereali, come segale, orzo, riso, grano saraceno, avena; in diverse verdure come carota, patata, finocchio, pomodoro, aglio e cipolla; in molta frutta come mela, ciliegia, mora, lampone, mirtillo, uva, arancia e limone.

Poiché i disturbi della menopausa sono numerosi e possono manifestarsi con modalità e intensità diverse da donna a donna, prima di iniziare una cura anche di tipo alternativo è opportuno consultare il proprio medico , affinché aiuti nella scelta, consigli l’approccio individualmente più adatto, fornisca tutte le informazioni necessarie relativamente alle modalità di assunzione e agli eventuali effetti indesiderati.

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