CONTRACCEZIONE

LARC - Cos’è la contraccezione reversibile ad azione prolungata (LARC- Long-acting reversible contraception)?


Con “contraccezione ad azione prolungata” si intendono i metodi contraccettivi reversibili ccon elevata efficacia per un periodo di tempo prolungato.




LARC - Quali sono i metodi di contraccezione reversibili ad azione prolungata?


Rientrano in questa categoria i sistemi intrauterini ormonali (IUS), le spirali al rame e gli impianti sottocutanei. Tutti e tre questi metodi sono reversibili: è infatti possibile rimuoverli in ogni momento, o perché si desidera una gravidanza o per qualsiasi altra ragione.




LARC - Quanto sono efficaci i metodi LARC ?


Gli IUD e l'impianto sono le forme di controllo delle nascite reversibili più efficaci. Durante il primo anno di utilizzo, resta incinta meno dell’1% delle donne che ricorrono ad uno di questi metodi. Questa percentuale è la stessa della sterilizzazione.




LARC - Qual è l’efficacia dei metodi LARC rispetto ad altri sistemi anticoncezionali?


Nel lungo termine, i metodi LARC sono 20 volte più efficaci della pillola anticoncezionale, del cerotto o dell'anello.




IUD - Che cos’è lo IUD ( Intra Uterine Device)?


Lo IUD è un piccolo dispositivo in plastica a forma di T che viene inserito nell’ utero . La lunghezza del braccio principale varia tra i 30 e i 33mm e quella delle braccia laterali varia tra i 28 e i 30 mm. Alla base della T sono attaccati due fili sottili.




IUD - Di cosa sono fatti gli IUD?


Ci sono due tipi di IUD: in entrambi, il corpo è composto di materiale plastico (polietilene).
Uno dei due tipi ha un filo di rame avvolto a spirale (da cui il nome italiano di “spirale”) attorno al braccio principale: è chiamato Copper IUD (IUD al rame).
L’altro tipo contiene, all’interno del braccio principale, un ormone che viene rilasciato lentamente; questo ormone, molto simile al progesterone, è chiamato Levonorgestrel; è lo stesso tipo di ormone che si trova nella maggior parte delle pillole anticoncezionali.




IUD - Perché c'è un filo attaccato allo IUD?


Il filo serve al medico per rimuovere la spirale.




IUD - Come funziona lo IUD?


L’esatto meccanismo d’azione è sconosciuto. Sembra agire in diversi modi: prevenendo sia la fertilizzazione dell’uovo da parte dello sperma sia l’impianto dell’uovo.
NeIlo IUD al rame, il dispositivo, rilasciando piccole quantità di minerale, inibirebbero la motilità degli spermatozoi impedendo loro di raggiungere l’uovo proveniente dalle tube. Ancora per azione del rame, nella cavità uterina si creerebbe un ambiente sfavorevole all’impianto dell’uovo.
Nello IUD al progesterone, l’ormone modificherebbe sia la consistenza del muco cervicale, ostacolando in tal modo il procedere dello sperma, sia la mucosa dell’endometrio, rendendola non adatta ad accogliere l’uovo.
In entrambi i casi lo IUD non sembra interrompere una gravidanza in atto all’interno della mucosa uterina. Pertanto, non è da considerare un agente abortivo.




IUD - Come viene inserito lo IUD?


L’inserimento dello IUD si effettua ambulatoriamente.
Il medico inserisce uno speculum in vagina per visualizzare la cervice. Talvolta occorre usare una pinza sulla cervice per tenere fermo il collo dell'utero.
Prima di inserire lo IUD, con un uno strumento in plastica o in ferro chiamato isterometro, si determina il percorso del collo dell'utero e se ne misura la profondità.
Successivamente, si posiziona lo IUD, che riposa con le braccia chiuse dentro un tubo di plastica, all’interno dell’utero.
Il tubo di plastica viene retratto permettendo allo IUD di uscire dalla custodia e di liberare le braccia che si aprono in cavità. Il tubo viene rimosso completamente lasciando in utero solo la spirale ed i fili che escono dalla cervice. I fili vengono poi tagliati a circa 3 cm dall’orificio cervicale e lasciati fuori della cervice, all'interno della vagina.




IUD - E’ doloroso inserire o rimuovere lo IUD?


Dipende da persona a persona.
La procedura in genere causa dolori crampiformi o altri fastidi al basso ventre di lieve entità. In alcuni casi il disagio può essere più marcato. L’importante è affidarsi ad un medico esperto per il suo inserimento.

Dopo le prime mestruazioni successive all’applicazione, è necessario un controllo per verificare che lo IUD sia ancora in sede. Tale controllo può semplicemente consistere nel verificare con uno speculum se la lunghezza del filo è rimasta invariata. La certezza della corretta posizione si ha solo con un’ecografia pelvica.




IUD - Lo IUD può dare fastidio al partner?


Solitamente, la presenza dello IUD non viene percepita dal partner.
Talvolta, però, l’estremità dei fili di nailon può determinare una sensazione di fastidio, dolore o, più raramente, piccole abrasioni sul pene. In questo caso è necessario tagliare ulteriormente i fili.




IUD - Quali sono gli effetti collaterali più frequenti?


Entrambi gli IUD possono causare, nei primi 3-6 mesi, sanguinamento irregolare e dolori mestruali. La quantità di sanguinamento e la lunghezza del periodo mestruale solitamente diminuiscono con il passare del tempo.

Mentre con lo IUD di rame possono verificarsi piccole perdite ematiche (spotting) qualche giorno prima del ciclo mestruale, con lo IUD al progesterone il flusso mestruale diminuisce in maniera consistente. Lo IUD medicato al progesterone in alcuni rari casi può provocare effetti collaterali, riconducibili al rilascio dell’ormone: tensione mammaria, mal di testa, nausea.




IUD - Quali sono i possibili rischi dello IUD?


Generalmente, gli IUD sono molto sicuri e ben tollerati.
Il rischio di malattia pelvica infiammatoria (PID) è leggermente accresciuto nei primi 20 giorni dopo l'inserimento, ma con rischio complessivo basso (meno di 1 caso su 100 donne).
Tale infezione, dalla vagina o dalla cervice, può diffondersi alle tube di Falloppio e causare cicatrici negli organi riproduttivi, che possono rendere più difficile una successiva gravidanza. Un altro problema che può verificarsi nello stesso periodo è l’ espulsione spontanea: ciò si verifica in un 5% delle pazienti. Più rara, fortunatamente, è la perforazione dell’utero durante l’inserimento.

Vi è anche il rischio, durante l’inserimento, che lo IUD sia posizionato troppo in profondità con passaggio dello IUD in addome. In tal caso, è necessario rimuovere la spirale con una procedura chirurgica.
Fortunatamente, questa è un’evenienza rarissima: circa 1 caso su 1000. Molto raramente, una donna può rimanere incinta con una spirale in sede. Quando ciò si verifica, vi è un rischio maggiore di gravidanza ectopica (gravidanza fuori dell'utero, ad esempio nelle tube di Falloppio)




IUD - Come si rimuove uno IUD?


La rimozione dello IUD è di solito ancora più facile della sua inserzione.
Viene posto uno speculum in vagina come per l’inserimento; si fa quindi trazione sui fili lasciati in vagina durante l’inserimento e si estrae delicatamente.




IUD - Quanto tempo si può tenere lo IUD?


Gli IUD in rame, che contengono 330 mm² di superficie in rame, hanno dimostrato un’efficacia molto lunga: 7-8 anni. Alcuni studi parlano di un’efficacia superiore a 10 anni.
Ciò significa che non c’è mai urgenza di sostituire uno IUD .

Lo IUD contenente progesterone può rimanere in sede dai 3 ai 5 anni a seconda della quantità di progesterone contenuta nel dispositivo. Entrambi i due tipi di IUD possono essere rimossi in anticipo.




IUD - Quali sono i vantaggi dello IUD?


  • Una volta inserito, non si deve fare altro per prevenire la gravidanza.
  • Non interferisce con il sesso o le attività quotidiane.
  • Può essere inserito immediatamente dopo un aborto, un aborto spontaneo o parto e durante l'allattamento.
  • Quasi tutte le donne sono in grado di utilizzare uno IUD.
  • Se si desidera una gravidanza o se si vuole smettere di usarlo, è sufficiente rimuoverlo.
  • Lo IUD ormonale aiuta a diminuire il dolore mestruale e il forte sanguinamento mestruale.
  • La spirale di rame è anche la forma più efficace di contraccezione d'emergenza.




IUD - Quanto è efficace lo IUD?


Lo IUD è molto efficace ed è considerato uno dei metodi più sicuri per il controllo delle nascite. La sua efficacia si stima superiore al 99%. Non è necessario pertanto usare nessun’altra precauzione aggiuntiva.




IUD - Quando inizia l’azione dello IUD?


Lo IUD è efficace già dal primo giorno dell’inserimento.




IUD - E’ necessario aver avuto gravidanze per inserire uno IUD?


No. Gli IUD possono essere posizionati in modo sicuro anche in donne molto giovani
e nullipare.




IUD - Quando può essere inserito lo IUD?


In ogni momento, indipendentemente dal ciclo mestruale, anche se alcuni preferiscono durante le mestruazioni in quanto il collo dell’utero è più dilatato e, con molta probabilità, non vi è una gravidanza in atto.
Può essere inserito immediatamente dopo un aborto e durante l'allattamento.




IUD - Si possono usare i tamponi con lo iUD?


Si consiglia l'uso di assorbenti. Se si usano i tamponi, occorre cautela al momento
del cambio.




IUD - Quando non utilizzare lo IUD?


Prima dell’inserimento dello IUD è necessario accertarsi che non vi sia una gravidanza o un'infezione pelvica in atto (come l’infezione da clamydia o la gonorrea).

Anomalie uterine o fibromi possono creare difficoltà nell’inserimento o nel corretto posizionamento e rendere più probabile un’espulsione.

Le donne con malattia di Wilson (caratterizzata da eccesso di rame nel sangue) o con allergia al rame non dovrebbero inserire lo IUD al rame.




IUD - Quando è necessario rivolgersi al medico?


Il medico dovrebbe essere consultato nelle seguenti circostanze:

  • se le mestruazioni sono diverse dal normale e causano disagio
  • se la mestruazione è in ritardo (sospetta gravidanza)
  • se si presentano dolori addominali persistenti o perdite vaginali insolite
  • se la donna o il suo partner avvertono dolore o disagio durante il rapporto sessuale
  • se non si percepiscono più i fili in vagina (i fili si possono percepire inserendo delicatamente un dito nella vagina, vicino al collo dell'utero)
  • se lo IUD si è spostato e se ne percepisce l'estremità inferiore




Cos'è l’impianto sottocutaneo per il controllo delle nascite?


L'impianto sottocutaneo per il controllo delle nascite (Nexplanon) consiste in una piccola asta di platica flessibile, lunga cm. 4 e spessa mm. 2, che viene inserita sotto pelle nell’avambraccio. Contiene un ormone progestinico (Etonogestrel), assorbito quotidianamente in minima quantità. La dose complessiva contenuta nel dispositivo è sufficiente a garantire l’effetto anticoncezionale per 3 anni.




Come funziona?


Il progestinico contenuto nell'impianto previene la gravidanza principalmente bloccando l'ovulazione. Inoltre, ispessisce il muco cervicale, ostacolando in tal modo l’ingresso dello spermatozoo nell’utero e la fecondazione dell’uovo. Modifica anche la struttura della mucosa endometriale rendendola non recettiva all’impianto dell’uovo fecondato.




Quanto è sicuro?


Sebbene nessun metodo di contraccezione sia efficace al 100%, l’impianto sottocutaneo vi arriva molto vicino.




Quali sono i vantaggi?


L'impianto ha i seguenti vantaggi:

  • a differenza della pillola contraccettiva, può essere utilizzato da donne che non possono o non vogliono utilizzare gli estrogeni
  • una volta in sede, non è necessaria alcuna altra precauzione aggiuntiva per prevenire la gravidanza
  • la sua efficacia non viene ridotta in caso di vomito o diarrea, non essendo assunto per via orale
  • può essere inserito immediatamente dopo un aborto o il parto e durante l'allattamento
  • non interferisce con la normale attività sessuale o con le attività quotidiane
  • lo si può rimuovere in ogni momento




Come viene inserito?


L'impianto viene inserito nel sottopelle nella parte interna dell’avambraccio con uno speciale inseritore, praticando anestesia locale. Non è necessaria alcuna incisione della cute.
L’intera procedura richiede solo pochi minuti.




Come viene rimosso?


Per rimuovere l'impianto, è necessaria una piccola incisione sempre preceduta da anestesia locale.




Chi può inserire o rimuovere l’impianto?


L’impianto deve essere inserito e rimosso solo da medici addestrati in tale procedura.




Quali sono i possibili effetti collaterali?


L'effetto collaterale più comune è un mestruo imprevedibile, in quanto i cicli mestruali, a differenza di quanto succede con la pillola tradizionale, possono essere irregolari. Con la pillola, infatti, si procede con un’assunzione ciclica del farmaco (solitamente 3 settimane di uso e una di pausa), e ciò garantisce la cadenza mensile dei flussi.

Con l’impianto, di contro, il farmaco è assorbito in maniera continuativa, senza pause mensili e da ciò dipende l’irregolarità dei cicli. Alcune donne possono presentare anche cicli più diradati e, talora, addirittura assenza di mestruazioni. Altri effetti collaterali, comuni anche ai contraccettivi orali, sono i cambiamenti di umore, mal di testa, acne e depressione; più raramente, aumento di peso.

Viene riferita una diminuzione dei dolori mestruali.





HPV E PATOLOGIE CORRELATE

Cos’è l’HPV e cosa provoca?


Il papilloma virus (PV) è molto frequente in natura. Infetta la cute e la mucosa di molti animali provocando verruche e tumori cutanei.
Conosciuto con l’acronimo HPV (dall’inglese Human Papilloma Virus), è presente e molto diffuso anche nella specie umana. Può essere causa di verruche (i cosiddetti condilomi) e di alcuni tumori epiteliali, il più frequente dei quali è quello della cervice uterina.




L’HPV causa il cancro dell’ utero?


La possibilità che l’infezione virale causi un tumore della cervice uterina è molto rara se si tiene conto della diffusissima presenza del virus nella popolazione sana: si stima, infatti, che oltre il 90% delle persone che hanno avuto più di un partner siano venute a contatto con il papilloma virus almeno una volta nella propria vita, ma nella maggioranza dei casi il virus scompare spontaneamente e in breve tempo (6-24 mesi) senza dare segni di sé.




Quanti tipi di HPV esistono?


Esistono più di 100 tipi di HPV; di questi, 40 infettano l’area genitale. Etichettati con un numero progressivo, i più diffusi sono i 6, 11, 16, 18, 31 33 35 39 45 si distinguono in HPV a basso rischio (HPV-LR/Low Risk.) e HPV ad alto rischio (HPV-HR/High Risk).




Quali sono e cosa provocano gli HPV a basso rischio?


Gli HPV 6 e 11 sono definiti a basso rischio (HPV-LR/Low Risk)in quanto possono provocare sui genitali esterni piccole escrescenze verrucose (i condilomi acuminati) che tendono a guarire spontaneamente e non si trasformano mai in tumore.




Quali sono e cosa provocano gli HPV ad alto rischio?


I virus 16, 18, 31, 33, 35, 45 ma soprattutto il 16 e 18 sono definiti ad alto rischio perché possono provocare anormalità nelle cellule della cervice uterina (la parte terminale dell’utero che si apre nella vagina cervicale).
La maggior parte delle alterazioni cellulari provocate da questi virus guarisce spontaneamente. Solo una modesta percentuale permane e, se non curata, progredisce lentamente verso forme tumorali inoltre sono necessari molti anni perché queste lesioni si trasformino in tumore, e solo pochissime donne con infezione da papilloma virus sviluppano un tumore del collo dell’utero.




L’HPV causa il cancro dell’ utero?


La possibilità che l’infezione virale causi un tumore della cervice uterina è molto rara se si tiene conto della diffusissima presenza del virus nella popolazione sana: si stima, infatti, che oltre il 90% delle persone che hanno avuto più di un partner siano venute a contatto con il papilloma virus almeno una volta nella propria vita, ma nella maggioranza dei casi il virus scompare spontaneamente e in breve tempo (6-24 mesi) senza dare segni di sé.




Come si contrae l’HPV?


Il virus si contrae con il contatto sessuale, non necessariamente con un rapporto completo. Si esclude il contagio indiretto (attraverso biancheria, asciugamani ecc.).




Come proteggersi dall’HPV?


I preservativi, molto efficaci nel prevenire alcune malattie sessualmente trasmesse, non sono altrettanto efficaci nel caso dell’HPV. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che l’ HPV si trova anche sulla pelle non protetta dal preservativo.




Sesso orale e HPV?


Il virus può essere presente, oltre che nelle zone genitali, in altre parti del corpo, come, ad esempio, sulla pelle o nelle mucose orali.
Tale presenza, tuttavia, non determina conseguenze in quanto la conformazione anatomica di queste sedi è poco recettiva al virus e, dunque, solo raramente permette lo sviluppo della malattia. La papillomatosi orale conseguente ad infezione da HPV, oltre ad essere un evento raro, è una condizione benigna che si risolve senza conseguenze.




Come si scopre l’infezione da HPV?


L’infezione si scopre attraverso un test effettuato durante una visita ginecologica, chiamato HPV test.




Cos’è l’ HPV test?


E’ un test che rivela la presenza dell’infezione da HPV. Viene effettuato su un campione di cellule prelevato dalla cervice uterina con le stesse modalità con cui viene raccolto il materiale necessario per eseguire il pap test.




Quando fare l’HPV test?


Il test, che aiuta a definire il rischio di sviluppare la malattia, è eseguibile in modalità diverse nella prevenzione del cancro cervicale:

  • nello screening assieme al pap-test o, oggi sempre più frequentemente , in alternativa ad esso
  • per valutare l’opportunità di un trattamento quando il pap test è dubbio o presenta leggere alterazioni delle cellule
  • per valutare l’efficacia di un trattamento eseguito successivamente all’individuazione di una lesione cervicale da HPV
Nelle giovani donne la presenza dell’HPV è molto alta ma anche fugace: per questo motivo, si sconsiglia di effettuare il test sotto i 30 anni di età. Si rischia, infatti, di trovare e, quindi, di controllare e talora trattare moltissime infezioni destinate a scomparire spontaneamente. Si consiglia invece una regolare attività di screening con il pap-test a partire dai 25 anni di età.




Come interpretare il risultato dell’HPV test?


Un HPV test negativo segnala che l’HPV non è presente.
In questo caso, il rischio di sviluppare una malattia è molto basso. Sarà pertanto sufficiente sottoporsi con regolarità allo screening.

Un HPV test positivo in una donna sana indica solamente che è venuta a contatto con il virus.
In questo caso dovrà sottoporsi al pap test , esame più specifico che individua se il virus ha provocato anormalità cellulari. In caso di negatività del pap test, si dovranno eseguire controlli citologici più ravvicinati fino alla scomparsa del virus. Se il pap test è dubbio o presenta lievi alterazioni cellulari, il rischio di sviluppare la malattia è più alto. In questo caso è consigliabile un esame con un particolare microscopio (colposcopio ) che permette di ispezionare a forte ingrandimento il collo dell’utero.
Sulla base di questo esame il ginecologo consiglierà i controlli successivi.




Cosa provoca l’HPV nell’uomo?


Gli HPV a basso rischio (6 e 11) possono provocare nell’uomo, così come nella donna, i condilomi acuminati.
Gli HPV ad alto rischio (16 e 18), invece, pur essendo presenti sulle mucose peniene, non provocano quasi mai alterazioni cellulari suscettibili di portare al tumore.
L’uomo, in questo caso, viene definito portatore sano: trasmette cioè la malattia senza manifestarla su di sé..




L’HPV test nell’uomo?


Non esistono in commercio test validi in grado di rilevare la presenza del virus nelle mucose peniene. Va tuttavia detto che, essendo la diffusione dell’ infezione virale nella popolazione sana molto alta, transitoria e reversibile, resta da stabilire l’effettiva utilità di questo tipo di test qualora fosse disponibile.
La penoscopia (equivalente della colposcopia), tesa ad accertare la presenza di lesioni da HPV sul pene, è di scarsa utilità in quanto l’uomo, a parte i condilomi acuminati, non manifesta mai i segni clinici di una infezione virale.




Si cura l’HPV?


Il virus del papilloma, come la maggior parte dei virus, non è curabile. Si curano le alterazioni che il virus determina sull’ epitelio della cervice uterina.
Molto spesso si tratta di lesioni in fase iniziale che, quando non regrediscono spontaneamente, vengono asportate con piccoli interventi ambulatoriali che lasciano integra la parte e non hanno alcuna interferenza con la fertilità e la vita sessuale.
Sarà il ginecologo a decidere quando è il caso di trattare queste lesioni.




E’ pericolo l’ HPV e gravidanza?


I tipi di HPV che possono causare il cancro cervicale sono molto frequenti nella popolazione sana e non si conosce alcun effetto negativo sulla gravidanza.
Perciò in presenza di HPV non c’è alcun motivo di modificare le normali cure ed attenzioni per la gestazione.




HPV e prevenzione?


Recentemente sono stati prodotti alcuni vaccini che prevengono l’infezioni dei principali tipi di HPV.
I vaccini si sono rivelati molto efficaci e la massima efficacia si ottiene quando la vaccinazione viene effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale.




I vaccini per l’HPV sono efficaci?


I vaccini in commercio prevengono l’infezione dei principali e più frequenti tipi di HPV, ma non di tutti.
La prevenzione vaccinale ne copre infatti il 70% circa.
Pertanto, sebbene il rischio di contrarre l’HPV e, poi, di sviluppare lesioni sia molto basso, è necessario continuare a sottoporsi a regolari controlli di screening.
Per rendere più efficace l’effetto preventivo, si sta dibattendo nel contesto scientifico sulla possibilità di estendere la vaccinazione anche all’uomo.




I vaccini per l’HPV sono pericolosi?


I vaccini a disposizione contro le infezioni da HPV non sono vaccini attenuati o inattivi, contenenti cioè l'agente virale indebolito o ucciso.
Sono invece costituiti dalle cosiddette Vlp: virus-like particles (particelle fotocopia) , particelle che simulano l’involucro virale dell'involucro sono prodotte in laboratorio da cellule di lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) mediante tecnololgia da DNA ricombinante sono dunque prive del materiale genetico e, pertanto, non hanno la capacità di infettare le cellule, replicarsi e quindi causare l'infezione.
Le reazioni associate alla vaccinazione sono state febbre e reazioni locali nella sede di iniezione. Raramente sono state segnalate anche reazioni di possibile natura allergica
Altri effetti collaterali possono riguardare anche vertigini, svenimenti, febbre, nausea e vomito, ma questi sintomi sono rari, non durano a lungo e di solito si risolvono spontaneamente .
Come agiscono i vaccini?
Le particelle virus like , simulando la presenza del virus, provocano una reazione da parte del sistema immunitario che reagisce aggredendo le particelle fotocopia , quindi anche il virus.




Come agiscono i vaccini?


Le particelle virus like , simulando la presenza del virus, provocano una reazione da parte del sistema immunitario che reagisce aggredendo le particelle fotocopia, quindi anche il virus.





MENOPAUSA

Cos'è la menopausa?


Con menopausa si intende comunemente la mancanza di mestruazioni da almeno 12 mesi consecutivi.
Il fenomeno, che corrisponde alla cessazione da parte delle ovaie di produrre estrogeni, è complesso: oltre a provocare modificazioni nel fisico, spesso coinvolge in maniera significativa la sfera emotiva.




Quando sopraggiunge la menopausa?


La menopausa spesso coincide temporalmente con l’interruzione dell’attività mestruale che, tra i 48 e i 55 anni, si verifica in modo naturale in tutte le donne, allorché le ovaie cessano di produrre ormoni.
Alcune donne entrano in menopausa prima dei 40 anni (menopausa precoce) ed altre dopo i 55: la maggior parte delle donne entra in menopausa intorno ai 50 anni.




Quali sono i sintomi della menopausa?


I sintomi generali più comuni sono le vampate di calore, la sudorazione notturna, le palpitazioni, gli sbalzi di umore (ansia, irritabilità, depressione), scarsa concentrazione, cefalea, dolori ossei, calo del desiderio sessuale. aumento ponderale. A questi possono associarsi sintomi locali quali secchezza vaginale, difficoltà nei rapporti sessuali, incontinenza urinaria, prolasso vaginale.

Responsabili di tutte queste modificazioni fisiche e psichiche sono il calo e la fluttuazione dei livelli degli estrogeni.




Cosa sono le vampate di calore?


Le vampate di calore costituiscono il disturbo più classico della menopausa: colpiscono circa l'80% delle donne; la durata è variabile (in media un paio d'anni); nel 25% dei casi possono persistere per più di 5 anni.
Si manifestano con una sensazione di calore intenso che percorre tutto il corpo, della durata di 30 secondi-2 minuti, accompagnate da sudorazione profusa che lascia una sensazione di spossatezza. Sono localizzate prevalentemente su volto, collo, regione dello sterno, con una frequenza anche di 15-20 volte al giorno.
Le vampate possono comparire anche di notte, disturbando il sonno e provocando talora insonnia.
Le vampate di calore e le sudorazioni notturne possono precedere, quindi segnalandone l’imminenza, la menopausa.
Le cause delle vampate di calore non sono note. Si pensa ad un disturbo nella termoregolazione a livello ipotalamico (regione del cervello che regola la temperatura del corpo) dovuto al calo di estrogeni. Tuttavia, non sono ben comprese le modalità con cui i livelli di ormoni influenzano la termoregolazione.




Le palpitazioni sono pericolose?


Le palpitazioni sono espressione di aumento temporaneo della frequenza dei battiti cardiaci. Si manifestano con una con la percezione di un battito cardiaco troppo forte, troppo veloce o irregolare, accompagnato da una sensazione cuore in gola.
Si presentano soprattutto di notte. Sebbene il disturbo sia fastidioso e crei forte apprensione, le palpitazioni non sono pericolose.
Sono infatti legate anch’esse alle fluttuazioni ormonali che interferiscono con il complesso sistema neurovegetativo. .




Calo del desiderio sessuale?


Sebbene la mancanza degli estrogeni in menopausa sia causa diretta di alcuni disturbi durante il rapporto sessuale (ad esempio, il fastidio legato alla secchezza della mucosa vaginale), la menopausa non coincide con lo spegnersi della sessualità femminile.
Il calo del desiderio è già spesso presente prima dell’inizio della menopausa e le cause sono legate, oltre che, ovviamente, ai fattori psicologici tipici di ogni crisi di passaggio, a esperienze soggettive, alla vita di coppia, alla parità, a modelli sociali e culturali.

In molte donne, la fine della fertilità non spegne il desiderio, anzi, l’erotismo viene vissuto in maniera più libera e soddisfacente.




Quali sono i disturbi psicologici più frequenti in menopausa?


I disturbi psicologici più frequenti in menopausa sono: ansia, irritabilità, modificazione dell'umore, insonnia.
Di fronte a questi problemi, è bene ricostruire con attenzione la storia della paziente, perché, anche se è vero che questi sintomi si manifestano con la mancanza degli estrogeni, è anche dimostrato che la menopausa di per sé non causa depressione.
Eventuali disturbi affettivi possono essere motivati da stress familiare, lavorativo o ambientale, più frequenti in questa fascia d'età.




Con la menopausa si ha aumento di peso?


Le modifiche ormonali che si verificano durante la menopausa rendono le donne più soggette a ingrassare.
I livelli ridotti di estrogeni possono comportare un rallentamento del metabolismo, le calorie vengono bruciate più lentamente con perdita della massa muscolare ed accumulo di grasso, soprattutto sul girovita anziché sui fianchi e sulle cosce come accade nel periodo fertile.
Le modifiche ormonali, tuttavia, non portano necessariamente a ingrassare.

Studi recenti hanno dimostrato che l'aumento di peso in menopausa non è tanto determinato da squilibri ormonali, quanto da un mutato stile di vita, più sedentario e meno attivo. Pertanto, una corretta alimentazione e un’attività fisica moderata e costante sono i migliori presidi per tenere sotto controllo il peso.




Cos'è l'atrofia vaginale?


L’invecchiamento fisiologico e la carenza di estrogeni provocano a livello vaginale e vulvare una diminuzione della vascolarizzazione, con riduzione delle fibre elastiche e del collagene e assottigliamento della mucosa.
Da ciò consegue perdita di elasticità e di compattezza del tessuto, unitamente ad atrofia e fragilità delle mucose.
La perdita di turgore e di idratazione del tessuto induce una diminuita lubrificazione che provoca secchezza vaginale con prurito e bruciore vulvare, dolore e talora sanguinamento durante il rapporto sessuale, sensazione di pesantezza dopo il rapporto, talora accompagnata da episodi di cistite. Il rilassamento dei tessuti favorisce il formarsi del prolasso del retto e della vescica e della incontinenza orinaria.




Quanto tempo dura la menopausa?


Vi è una variabilità interindividuale. Alcune donne possono sperimentare i sintomi della menopausa per un paio d'anni, altre possono vivere esperienze più lunghe, anche fino a 10 anni.




In menopausa possono ritornare le mestruazioni?


Col cessare delle funzioni sessuali cessa ogni accrescimento dei follicoli e, quelli ancora presenti, vanno in atrofia.
Dopo tre o quattro anni dall’inizio della menopausa, non si trovano più follicoli e il parenchima ovarico è completamente sostituito dal tessuto connettivo; tutto l'organo si riduce di volume e acquista un colorito biancastro.
In alcuni casi, però, alcuni follicoli permangono e, sotto lo stimolo degli ormoni ipofisari, possono giungere a maturazione con successiva ovulazione e formazione del corpo luteo con conseguente occasionale mestruazione. In molti di questi casi si ha una vera e propria sindrome premestruale.




Cicli irregolari che si manifestano dopo i 40 anni possono significare l’inizio della menopausa?


I cicli irregolari non indicano necessariamente l’inizio della menopausa. Tuttavia, se l’età è conforme, potrebbero esserne un segnale. In caso di irregolarità del ciclo, è opportuno consultare il medico per stabilirne la causa.




Si può rimanere incinta in menopausa?


Nelle fasi iniziali della menopausa, la cessazione delle mestruazioni può non essere definitiva. Si possono avere brevi periodi in cui l’ovaio riprende a produrre ormoni e, talora, a ovulare, con conseguente ritorno dei cicli mestruali.
In queste fasi cosiddette attive la donna può tornare fertile, anche se le probabilità di gravidanza sono molto limitate in quanto la maggior parte delle uova prodotte sono ormai prive del patrimonio genetico e l’endometrio non è più adatto ad accogliere l’uovo.

Si suggerisce, pertanto, di usare i contraccettivi finché le mestruazioni non scompaiano per un periodo di 12 mesi consecutivi, tempo ritenuto sufficiente per definire la perdita del ciclo, indicativa dello stato menopausale.




Menopausa e invecchiamento cutaneo?


L’invecchiamento della pelle è legato a diversi fattori, i più importanti dei quali sono senz’altro l’età e l’esposizione al sole.
La pelle con l’età si modifica in ogni suo strato perché perde parte del suo principale elemento costitutivo: il collagene, proteina che conferisce spessore ed elasticità alla cute. La riduzione comincia dopo i 40 anni, ma è proprio con la menopausa che la perdita si fa più significativa in quanto la pelle è un organo ricco di recettori per gli estrogeni.

La conseguenza più evidente è una pelle sottile e secca con accentuazione delle rughe del viso e rilasciamento dei tessuti, soprattutto a livello di palpebre, guance, sottomento e seno.




Menopausa e incontinenza?


La diminuzione degli estrogeni durante la menopausa favorisce il rilasciamento dei tessuti di sostegno anche nell’utero e nella vescica. Ne consegue un abbassamento di questi organi, chiamato prolasso, con conseguente difetto nei meccanismi di contenimento dell’urina che, in molti casi, diventa quantitativamente importante e porta all'incontinenza urinaria.




La menopausa può rendere le ossa più fragili


L'osteoporosi è una malattia caratterizzata da un basso contenuto di calcio nelle ossa a causa della progressiva perdita di tessuto osseo, con conseguente fragilità dello scheletro e predisposizione alle fratture.
Nel suo insieme è un fenomeno naturale nella misura in cui rappresenta uno degli aspetti dell'invecchiamento del corpo. Gli estrogeni intervengono nella regolazione della quantità di calcio presente nell'osso: venendo meno la loro azione, il calcio nell'osso si riduce, lasciando una struttura porosa e fragile.
Questa condizione può essere più o meno rilevante in funzione dei fattori di rischio correlati soprattutto allo stile di vita, all’alimentazione e all’ereditarietà. Le principali misure di prevenzione sono rappresentate da una alimentazione ricca di calcio, dall'esercizio fisico all’aria aperta, dal controllo ponderale e dall'abolizione di fumo ed alcool.




Vi sono rischi per cuore e vasi sanguigni


Prima della menopausa, le donne sono meno soggette degli uomini al rischio di malattia cardiovascolare, ma con la menopausa il rischio aumenta in quanto viene meno l’effetto protettivo degli estrogeni sui vasi contro l’aterosclerosi (ispessimento delle arterie). La caduta di concentrazione di estrogeni circolanti sembra inoltre svolgere un ruolo importante anche nell’aumento dei valori pressori.




La menopausa porta necessariamente disturbi?


In alcuni casi, le ovaie, il surrene, il tessuto adiposo possono continuare a produrre piccole quantità di estrogeni, evitando così la comparsa di sintomi neurovegetativi tipici della menopausa.




L'isterectomia porta inevitabilmente alla menopausa?


No.
Se, in seguito ad isterectomia, non sono state rimosse, le ovaie continueranno infatti a produrre regolarmente gli ormoni fino all’invecchiamento naturale.

  • Quali abitudini di vita sono consigliabili in menopausa?
  • Fare una attività fisica regolare
  • Aumentare l’esposizione solare per favorire la sintesi di vitamina D
  • Non fumare
  • Mantenere sotto controllo il peso
  • Mangiare sano
Alcuni consigli dietetici:
  • Consumare alimenti ricchi in calcio e vitamina D, per prevenire l’osteoporosi
  • Introdurre adeguate quantità di frutta e verdura
  • Ridurre il consumo di grassi, in particolare quelli di origine animale
  • Ridurre il consumo di zuccheri semplici preferendo carboidrati complessi
  • Preferire le proteine vegetali a quelle animali
  • Moderare l’uso delle bevande alcoliche
  • Cucinare i cibi in modo semplice: ai ferri, alla griglia, al vapore, lessati, al forno.
  • Scegliere i prodotti in base alla stagione, variando spesso la qualità dei cibi.




Quali sono le terapie disponibili per contrastare gli effetti della menopausa?


terapia ormonale sostitutiva generale
terapie non ormonali:
• gel riequilibranti vaginali non ormonali
• fitoestrogeni
• integratori di calcio e vitamina D
• sedativi.




Cos'è la terapia ormonale sostitutiva (TOS)?


La terapia ormonale sostitutiva (TOS) consiste nella somministrazione di ormoni femminili sottoforma di cerotti, gel cutanei, spray nasali o compresse, che liberano estrogeni simili a quelli che le ovaie producevano quando erano funzionanti.
La terapia ormonale sostitutiva è di gran lunga la più efficace nel combattere i disturbi legati alla menopausa.




La TOS è pericolosa?


L'argomento dei rischi e benefici associati a queste cure è ancora oggetto d'accese discussioni negli ambienti scientifici e nella pratica medica d'ogni giorno.

Alcuni studi recenti hanno enfatizzato, nel caso di terapie superiori a 5 anni:

  • un aumento di rischio di tumori al seno (quantizzabile in 8 casi su 10000 donne)
  • un aumento di trombosi venose e di embolie polmonari, soprattutto nelle donne in sovrappeso e con familiarità (quantizzabile in 12 casi su 10000).
E' però opportuno precisare che i risultati non tengono conto delle formulazioni delle terapie: diversità nella tipologia di ormoni, nei dosaggi, nelle vie di somministrazione potrebbero comportare conseguenze differenti. Inoltre, il rischio sembra azzerarsi in donne isterectomizzate e sottoposte a terapia con soli estrogeni.




La TOS porta dei benefici?


La terapia ormonale è efficace nel:

  • controllare il turnover metabolico dell’osso
  • prevenire la perdita di massa ossea correlata alla menopausa, riducendo l’incidenza di tutte le fratture osteoporotiche, incluse le fratture vertebrali e femorali.
È indicata nel:
  • prevenire l’osteoporosi nelle pazienti con menopausa precoce e nelle donne in postmenopausa tra i 50 e i 60 anni, con rischio di frattura
  • ridurre il rischio di diabete
  • ridurre il rischio di malattia coronarica, la mortalità cardiaca e la mortalità totale, se iniziata in donne con sintomatologia climaterica, altrimenti sane, senza malattie cardiovascolari, al di sotto dei 60 anni o entro i 10 anni dall’inizio della menopausa.
Ha effetti positivi su:
  • altri fattori di rischio per malattia cardiovascolare, come il profilo lipidico, la pressione arteriosa, la distribuzione del grasso corporeo e la sindrome metabolica
  • cute, tessuto connettivo, cartilagini articolari e dischi intervertebrali.

Riduce il rischio di cancro del colon retto, con una riduzione di circa 6 eventi su 10.000 donne/anno. .




In quali casi la terapia ormonale sostitutiva è da evitare?


Quando esistono controindicazioni mediche, ad esempio:

  • sanguinamento vaginale da cause non determinate
  • malattie del fegato
  • cancro del seno
  • alterazioni della coagulazione del sangue
  • ipertensione grave.
Dagli ultimi studi è emerso che è meglio non protrarre la terapia ormonale sostitutiva per più di cinque anni, e ciò proprio al fine di impedire la comparsa di effetti negativi secondari.




In che cosa consiste il cerotto cutaneo?


E' una piccola medicazione rotonda, trasparente, contenente estrogeni, che si applica sulla cute dei glutei, da sostituirsi regolarmente una o due volte alla settimana.
In alcuni casi al cerotto devono essere associate compresse di progesterone per almeno una decina di giorni al mese. Ciò non è necessario in mancanza dell'utero.
Il grosso vantaggio del cerotto rispetto alle compresse è data dal fatto che l'ormone evita l'apparato digerente e il fegato, essendo assorbito direttamente dalla pelle.




In cosa consiste il gel cutaneo?


E’ una composizione gelatinosa contenente estrogeni che si applica sulla cute delle cosce o delle braccia una volta al giorno. Evita, come il cerotto, l’apparato digerente ed il fegato.
Il vantaggio del gel è dato dal fatto che può essere dosato dalla donna stessa a seconda della risposta sintomatologica alla terapia. Anche per il gel devono essere associate compresse di progesterone.




In che cosa consistono le terapie non ormonali?


Sono farmaci sintomatici che vengono prescritti alle donne per le quali è controindicata la terapia ormonale.
Esistono farmaci in grado di alleviare le vampate di calore, farmaci che contrastano la graduale rarefazione dell'osso e farmaci che facilitano i rapporti sessuali senza dolore.




Terapie alternative?


Molte sono le terapie alternative ai disturbi della menopausa: rimedi naturali, quali
Cimicifuga, Salvia officinalis; alcuni minerali come il Manganese, il Magnesio, il Cobalto e il Litio, l'Olio di Oenothera; alcune vitamine come le Vitamine del gruppo B; i fitoestrogeni.




Cosa sono i fitoestrogeni?


I fitoestrogeni sono composti, presenti in numerose piante, caratterizzati da un'azione simile a quella degli estrogeni, anche se molto meno potente.

La soia e il trifoglio rosso sono particolarmente ricchi di fitoestrogeni che, seppure in quantità minori, sono presenti anche in altri legumi come i piselli; in molti cereali, come segale, orzo, riso, grano saraceno, avena; in diverse verdure come carota, patata, finocchio, pomodoro, aglio e cipolla; in molta frutta come mela, ciliegia, mora, lampone, mirtillo, uva, arancia e limone.

Rappresentano una buona alternativa alla terapia ormonale per quelle donne che non vogliono o non possono far uso di ormoni, ma la loro assunzione deve essere prolungata nel tempo per ottenere dei benefici obiettivi.




Cure e rimedi per l’atrofia vaginale?


Trattamenti locali con creme a base di estrogeni Per chi non ricorre alla TOS, che risolve gran parte dei disturbi legati all’atrofia, sono disponibili terapie locali consistenti in creme contenenti estrogeni a basso dosaggio o derivati la cui somministrazione intravaginale non influenza i livelli estrogenici circolanti, né quelli delle gonadotropine ipofisarie. Questi prodotti assicurano un miglioramento dei sintomi, e sono privi di effetti sistemici. Trattamenti locali con prodotti non ormonali
In alternativa, il trattamento dell’atrofia vaginale può prevedere l’uso di terapie non ormonali quali lubrificanti (a base di acqua, olio, silicone, acido ialuronico) o idratanti (polimeri bioadesivi a base di policarbofil) o stimolanti il trofismo vaginale (vitamina A, E, colostro). Trattamento LASER
L’uso del LASER con particolari lunghezze d’onda e potenza porta sulle pareti vaginali un aumento controllato e modesto della temperatura stimolando vasodilazione e aumento del trofismo vaginale, senza causare gli effetti caustici e necrotizzanti sui tessuti.
Ciò determina come conseguenza riattivazione dei fibroblasti, produzione di nuovo collagene e di fibre elastiche con deciso miglioramento dei sintomi. Il trattamento, effettuato introducendo in vagina un manipolo che emette una luce LASER, dura pochi minuti ed è molto ben accettato dalla donna, essendo praticamente indolore. La metodica LASER rappresenta una nuova possibilità terapeutica di grande interesse per il trattamento della atrofia e dell’incontinenza urinaria. Trattamenti generali per via orale
E’ disponibile in Italia, per il trattamento dell’atrofia vaginale, un nuovo farmaco non estrogenico da assumere per bocca: l’ospemifene.
La peculiarità del farmaco è quella di stimolare solo i recettori estrogenici presenti nel tessuto vaginale, migliorando sensibilmente il trofismo della parte; non agisce invece sui recettori estrogenici di altri organi, quali l’utero e la mammella, dove la stimolazione di tali ormoni può essere potenzialmente dannosa.