Il volume consta di 60 capitoli (molti dei quali del tutto nuovi), suddivisi in due parti. La prima parte è dedicata alla patologia cervicale, all’anatomia e fisiopatologia, alla prevenzione, alla diagnosi e alle terapie attuali. La seconda ha come oggetto la patologia vulvare e vaginale, talora di difficile interpretazione per il ginecologo a causa della sua natura intimamente embricata con quella dermatologica. La presenza di un elevato numero di immagini, disegni e schemi esplicativi e sintetici aiuta ad orientarsi in queste patologie. Infine, è presente un’Appendice sul COVID che fornisce suggerimenti e strategie comportamentali in tema di prevenzione.
I 70 autori appartengono ai più importanti istituti di ricerca ospedalieri ed universitari, italiani e stranieri.
1 luglio 2007: Libero professionista medico specialista
1 dicembre 1988- 31 giugno 2007: Primario Medico Ospedaliero nella specialità di Anatomia Patologica ASL 12 di Viareggio
1 ottobre 1978-30 novembre 1988: Aiuto Medico Ospedaliero nella specialità di Anatomia Patologica Ospedale di Massa
1 ottobre 1974- 30 settembre 1978: Assistente medico ospedaliero nella specialità di Ginecologia Ospedale di Carrara
1 agosto 1975-31 luglio 1976: Borsista Istituto Nazionale Tumori di Milano, Dipartimento di Ginecologia Oncologica
Cari Colleghi,il protrarsi dell’emergenza pandemica COVID 19 ci costringe a rinviare nuovamente il Corso di Colposcopia a Roma che già avevamo aggiornato alla data del 18-20 marzo 2021.
Il corpus del corso richiede la presenza dei discenti, dal momento che consta di prove pratiche e di attività interattiva in praesentia.Per non incorrere in ulteriori rinvii, abbiamo pensato di posticipare ulteriormente la data al 7-9 aprile 2022, nella speranza che a quell’epoca, contando anche sull’efficacia della campagna vaccinale, l’infezione sia sotto controllo.
Ricordiamo che il corso, per garantire la qualità della didattica, è limitato a 60 partecipanti.
Le iscrizioni iniziali, numerose, sono state in gran parte confermate per cui restano ancora pochi posti disponibili.
Vi aspettiamo a Roma!!
Antonio Frega e Cesare Gentili
Applicazione e rimozione sistemi contracettivi a lungo termine (IUD e impianto sottocutaneo)
Biopsia endometriale
LASER terapia per secchezza vaginale, incontinenza, dispareunia
Elettrochirurgia con ansa diatermica (cono-biopsie, condilomi, verruche)
Piccola chirurgia (asportazione di polipi, neoformazioni vulvari, cisti della ghiandola del Bartolino, labiectoplastica)
Le infezioni in gravidanza sono un argomento tradizionalmente esposto e trattato, nei congressi e nei testi, in maniera ancillare e subordinata nell’ambito delle patologie infettive. Anche la rete non si sottrae a questo modus disputandi, non organici del tema.Una trattazione esaustiva, sottratta alla frammentarietà e marginalità consuete, è il prerequisito metodo-logico per (cercare di) comporre un testo pratico, immediatamente agevole e rapida consultazione. Non un manuale, ma certamente, almeno nelle nostre intenzioni, una sintesi puntuale e aggiornata in grado di aiutare in primis i giovani medici, specializzandi e non, ma anche i medici di base sempre più spesso emarginati dalle problematiche specialistiche a bypassare la letteratura specifica, spesso faticosa e non sempre agevolmente accessibile per chi non faccia ricerca per professione.
SCHEDA del libro, scarica in formato PDFCAPITOLO 1, scarica in formato PDF
XIII International Workshop on Lower Genital Tract Pathology
One day International Meeting on HPV Diseases and Pregnancy.
Rome, 11 March 2016
Guida alla interruzione di gravidanza
Controlli periodici della salute materno fetale e accompagnamento alla nascita
Malattie infettive e metaboliche
Il volume nasce con lo scopo di colmare un vuoto di oltre un quarto di secolo all'interno del panorama italiano. Gli editors si propongono di fornire una sintesi esaustiva della patologia del tratto genitale inferiore, sviscerata nella sua articolata architettura, avendo come principio guida l'elaborazione di un testo scientificamente rigoroso e contestualmente utilizzabile da un ampio pubblico di lettori, anche di non specialisti. Il taglio prettamente clinico lascia tuttavia spazio ad un'adeguata trattazione delle basi che costituiscono il totum corpus disciplinae della colposcopia e della fisiopatologia del tratto genitale inferiore. La pubblicazione, assecondando gli odierni strumenti culturali, è corredata di foto, disegni e schemi secondo un format che lo avvicina ad un atlante senza perdere le specificità e proprietà di un manuale: si configura infatti sia come opera di consultazione che come base di partenza per tutti gli aspetti della patologia in oggetto. Hanno collaborato alla stesura del volume, che si compone di 49 capitoli per un totale di 448 pagine, 63 autori, di nazionalità, cultura e formazione diverse, che rendono l'opera composita ed unica nel suo genere.Alcuni di essi sono stati pionieri della colposcopia in Europa, in America e, più recentemente, nei paesi in via di sviluppo; altri, hanno rivoluzionato, con l'invenzione e il continuo affinamento delle tecniche terapeutiche, l'uso del mezzo colposcopico; tutti, sia pure in misura diversa, hanno contribuito alla diffusione e alla conoscenza, anche a livello di medicina di base e di prevenzione, non solo della colposcopia ma anche della patologia del tratto genitale nei propri paesi e all'estero. La prima delle due parti di cui si compone il testo tratta della disciplina colposcopica stricto sensu: dalla fisiopatologia alla storia naturale della malattia, alla diagnosi e alle terapie attuali; la seconda ha come oggetto la patologia vulvare e vaginale.
Visita Senologica
Ecografia clinica
XII International Workshop on Lower Genital Tract Pathology HPV Disease and cervical Cancer: taking stock of the present and planning for the future. Rome 5-7 March 2015
Pap-Test su strato sottile
Diagnosi citologica e istologica delle lesioni asportate
Anni accademici 1977-1979 Specializzazione di Oncologia Università di Genova
Anni accademici 1974-1977 Specializzazione in Anatomia Patologica Università di Parma
Anni accademici 1967-1973 Laurea in medicina e chirurgia Università di Pisa
Terapia medica e LASER terapia della sindrome genito urinaria (cistiti ricorrenti, secchezza vaginale, dispareunia)
MADRELINGUA Italiano
ALTRE LINGUE
Francese • Capacità di lettura: Eccellente • Capacità di scrittura: Eccellente • Capacità di espressione orale: Eccellente
Inglese
• Capacità di lettura: Eccellente • Capacità di scrittura: Eccellente • Capacità di espressione orale: Buona
Spagnolo
• Capacità di lettura: Eccellente
• Capacità di scrittura: Buona
• Capacità di espressione orale: Buona
Disordini mestruali
Endometriosi
Infertilità
Tampone vaginale per la ricerca di germi banali
Esame batterioscopico a fresco e colorato per la ricerca di microrganismi patogeni
Dermatosi e dermatiti vulvari
XI International Workshop on Lower Genital Tract Pathology HPV Disease: The global battle. Rome 19-21 April 2012
Membro dell’ECCA (European Cervical Cancer Association), svolge attività di supporto e consulenza per la diffusione degli screening nei paesi dell’est Europa. Per l’Associazione ha curato la traduzione italiana del sito web
Dal 2012: Membro onorario SIAPEC (Società Italiana di Anatomia patologica e di Citologia Diagnostica)
Dal 2001 al 2010: Presidente Associazione Culturale Enea
2011-2013: Probiviro consiglio direttivo nazionale SIAPEC
2007-2010: Segretario regionale toscano SIAPEC
1987-1994: Presidente Lega italiana per la lotta contro i tumori- Provincia Massa Carrara
Pap-Test Remake Corso teorico-pratico interattivo
Firenze 3-4 Maggio 2011
2019: Presidente del XXXIV Congresso nazionale di colposcopia e membro del comitato organizzativo del 8th European Congress of EFC (European Federation for Colposcopy), Roma 2019
2017: Inizio della collaborazione, tuttora attiva, con alcune testate mediche on line, pubblicando articoli di educazione sanitaria nell’ambito della salute della donna
2016: In collaborazione con UNFPA (United Nations Population Fund) della Repubblica di Moldova ha svolto a Chisinau (14-18 marzo 2016) attività di consulenza internazionale per la valutazione e la riorganizzazione dei servizi di citologia e colposcopia della Repubblica di Moldova
2012: Sotto l’egida della UICC (Union for International Cancer Control) e in collaborazione con l’UNFPA (United Nations Population Fund), con lo scopo di promuovere l’attività di screening per il cervico-carcinoma in Georgia, ha organizzato a Tbilisi ( 8-14 settembre), un International Tutorial on Cervical Cytopathology and Screening Quality Assurance2009: Tesoriere del comitato organizzativo Congresso Europeo di Istopatologia a Firenze
1997-2007: Responsabile organizzativo dello screening mammografico e del cervico-carcinoma del comprensorio della ASL 12 di Viareggio
Dal 1990, con cadenza annuale, organizza congressi e corsi nazionali ed internazionali di aggiornamento accreditati ECM
X International Workshop on Lower Genital Tract Pathology HPV Disease 2010 A.D: Coming into the Light.
Viareggio 6-8 May 2010
1992: introduce e diffonde in Italia, organizzando corsi e seminari, l’uso dell’ansa diatermica (LEEP) in ginecologia, appreso presso il Dipartimento di Patologia Ostetrica e Ginecologica del Sir Mortimer B. Davis Jewish General Hospital McGill University a Montreal (diretto dal Prof. Alex Ferenczy)
Competenze non precedentemente indicate. Marzo-Giugno 1987: Comando Ospedaliero presso il Laboratorio di Immunoistochimica presso Anatomia Patologica dell' Università di Verona Settembre-Ottobre 1991: frequenta il Dipartimento di Patologia Ostetrica e Ginecologica del Sir Mortimer B. Davis Jewish General Hospital McGill University a Montreal, diretto dal prof. A. Ferenczy Novembre-Dicembre 1996: ha frequentato il Dipartimento di Patologia Ostetrica e Ginecologica del Columbia Presbyterian Medical Center Sloane Hospital for Women a New York, diretto dal prof. R. Richart Ha svolto attività didattica, come Professore a Contratto, presso le Università di Pisa e di Firenze nell’ambito delle Scuole di Specializzazione, rispettivamente di Anatomia Patologica e di Ostetricia e Ginecologia Organizzatore e relatore di numerosi congressi internazionali in Italia e all’estero, autore di articoli e testi specialistici, ha pubblicato i seguenti volumi:
Colposcopia e Patologia del tratto genitale inferiore, Verduci Editore, Roma 2015
Gravidanza ed infezioni del tratto genitale inferire, Verduci Editore, Roma 2017
Patologia del tratto genitale inferiore e colposcopia, Verduci Editore, Roma 2021.
Collabora con alcune testate mediche on line, pubblicando articoli di educazione sanitaria nell’ambito della salute della donna.
Revisore indipendente delle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (LG ISS) sul follow-up post-trattamento delle lesioni CIN della cervice uterina.
Svolge attività di libero professionista.
IX International Workshop on Lower Genital Tract Pathology HPV disease in the Vaccine Era: Time to Retire?
Viareggio 22-24 May 2008
Con “contraccezione ad azione prolungata” si intendono i metodi contraccettivi reversibili ccon elevata efficacia per un periodo di tempo prolungato.
Rientrano in questa categoria i sistemi intrauterini ormonali (IUS), le spirali al rame e gli impianti sottocutanei. Tutti e tre questi metodi sono reversibili: è infatti possibile rimuoverli in ogni momento, o perché si desidera una gravidanza o per qualsiasi altra ragione.
VIII International Workshop on the Pathology of the lower genital tract. HPV Disease "The end of the beginning"
Viareggio 25-27 May 2006
VII International Workshop on the Pathology of the lower genital tract. HPV Disease between the Present and the Future.
Viareggio 6-8 May 2004
Gli IUD e l'impianto sono le forme di controllo delle nascite reversibili più efficaci. Durante il primo anno di utilizzo, resta incinta meno dell’1% delle donne che ricorrono ad uno di questi metodi. Questa percentuale è la stessa della sterilizzazione.
Nel lungo termine, i metodi LARC sono 20 volte più efficaci della pillola anticoncezionale, del cerotto o dell'anello.
Aggiornamento GISCi Incontro teoriaco pratici - ASC-US e ASC-H nel BETHESDA 2001
Lido di Camaiore 20 Giugno 2003
Lo IUD è un piccolo dispositivo in plastica a forma di T che viene inserito nell’ utero . La lunghezza del braccio principale varia tra i 30 e i 33mm e quella delle braccia laterali varia tra i 28 e i 30 mm. Alla base della T sono attaccati due fili sottili.
VI Workshop di patologia del tratto genitale inferiore. Malattia da HPV. Il Fatto e il da Farsi.
Viareggio 9-10 Maggio 2002
V Workshop di patologia del tratto genitale inferiore. Malattia da HPV. Alla ricerca di nuove strategie.
Lido di Camaiore 15-17 Giugno 2000
Ci sono due tipi di IUD: in entrambi, il corpo è composto di materiale plastico (polietilene). Uno dei due tipi ha un filo di rame avvolto a spirale (da cui il nome italiano di “spirale”) attorno al braccio principale: è chiamato Copper IUD (IUD al rame). L’altro tipo contiene, all’interno del braccio principale, un ormone che viene rilasciato lentamente; questo ormone, molto simile al progesterone, è chiamato Levonorgestrel; è lo stesso tipo di ormone che si trova nella maggior parte delle pillole anticoncezionali.
Il filo serve al medico per rimuovere la spirale.
IV Workshop di patologia del tratto genitale inferiore. Aggiornamenti diagnostici e terapeutici.
Lido di Camaiore 12-13 Giugno 1998
III Workshop di patologia del tratto genitale inferiore. La Colposcopia Moderna. Progressi e controversie.
Viareggio 15-16 Giugno 1996
L’esatto meccanismo d’azione è sconosciuto. Sembra agire in diversi modi: prevenendo sia la fertilizzazione dell’uovo da parte dello sperma sia l’impianto dell’uovo. NeIlo IUD al rame, il dispositivo, rilasciando piccole quantità di minerale, inibirebbero la motilità degli spermatozoi impedendo loro di raggiungere l’uovo proveniente dalle tube. Ancora per azione del rame, nella cavità uterina si creerebbe un ambiente sfavorevole all’impianto dell’uovo. Nello IUD al progesterone, l’ormone modificherebbe sia la consistenza del muco cervicale, ostacolando in tal modo il procedere dello sperma, sia la mucosa dell’endometrio, rendendola non adatta ad accogliere l’uovo. In entrambi i casi lo IUD non sembra interrompere una gravidanza in atto all’interno della mucosa uterina. Pertanto, non è da considerare un agente abortivo.
II Workshop. Infezioni da HPV e CIN. Dalla diagnosi alla LEEP.
Napoli 16-17 Settembre 1993
L’inserimento dello IUD si effettua ambulatoriamente. Il medico inserisce uno speculum in vagina per visualizzare la cervice. Talvolta occorre usare una pinza sulla cervice per tenere fermo il collo dell'utero. Prima di inserire lo IUD, con un uno strumento in plastica o in ferro chiamato isterometro, si determina il percorso del collo dell'utero e se ne misura la profondità. Successivamente, si posiziona lo IUD, che riposa con le braccia chiuse dentro un tubo di plastica, all’interno dell’utero. Il tubo di plastica viene retratto permettendo allo IUD di uscire dalla custodia e di liberare le braccia che si aprono in cavità. Il tubo viene rimosso completamente lasciando in utero solo la spirale ed i fili che escono dalla cervice. I fili vengono poi tagliati a circa 3 cm dall’orificio cervicale e lasciati fuori della cervice, all'interno della vagina.
Dipende da persona a persona. La procedura in genere causa dolori crampiformi o altri fastidi al basso ventre di lieve entità. In alcuni casi il disagio può essere più marcato. L’importante è affidarsi ad un medico esperto per il suo inserimento. Dopo le prime mestruazioni successive all’applicazione, è necessario un controllo per verificare che lo IUD sia ancora in sede. Tale controllo può semplicemente consistere nel verificare con uno speculum se la lunghezza del filo è rimasta invariata. La certezza della corretta posizione si ha solo con un’ecografia pelvica.
Corso Teorico Pratico
Infezioni da HPV e CIN. Attualità diagnostiche e terapeutiche.
Forte dei Marmi 10-11 Settembre 1992
Solitamente, la presenza dello IUD non viene percepita dal partner. Talvolta, però, l’estremità dei fili di nailon può determinare una sensazione di fastidio, dolore o, più raramente, piccole abrasioni sul pene. In questo caso è necessario tagliare ulteriormente i fili.
Giornate Viareggine Congresso e tutorial di citopatologia cervico-vaginale
Forte dei Marmi 26-29 Settembre 1990
Entrambi gli IUD possono causare, nei primi 3-6 mesi, sanguinamento irregolare e dolori mestruali. La quantità di sanguinamento e la lunghezza del periodo mestruale solitamente diminuiscono con il passare del tempo. Mentre con lo IUD di rame possono verificarsi piccole perdite ematiche (spotting) qualche giorno prima del ciclo mestruale, con lo IUD al progesterone il flusso mestruale diminuisce in maniera consistente. Lo IUD medicato al progesterone in alcuni rari casi può provocare effetti collaterali, riconducibili al rilascio dell’ormone: tensione mammaria, mal di testa, nausea.
Generalmente, gli IUD sono molto sicuri e ben tollerati. Il rischio di malattia pelvica infiammatoria (PID) è leggermente accresciuto nei primi 20 giorni dopo l'inserimento, ma con rischio complessivo basso (meno di 1 caso su 100 donne). Tale infezione, dalla vagina o dalla cervice, può diffondersi alle tube di Falloppio e causare cicatrici negli organi riproduttivi, che possono rendere più difficile una successiva gravidanza. Un altro problema che può verificarsi nello stesso periodo è l’ espulsione spontanea: ciò si verifica in un 5% delle pazienti. Più rara, fortunatamente, è la perforazione dell’utero durante l’inserimento. Vi è anche il rischio, durante l’inserimento, che lo IUD sia posizionato troppo in profondità con passaggio dello IUD in addome. In tal caso, è necessario rimuovere la spirale con una procedura chirurgica. Fortunatamente, questa è un’evenienza rarissima: circa 1 caso su 1000. Molto raramente, una donna può rimanere incinta con una spirale in sede. Quando ciò si verifica, vi è un rischio maggiore di gravidanza ectopica (gravidanza fuori dell'utero, ad esempio nelle tube di Falloppio)
La rimozione dello IUD è di solito ancora più facile della sua inserzione. Viene posto uno speculum in vagina come per l’inserimento; si fa quindi trazione sui fili lasciati in vagina durante l’inserimento e si estrae delicatamente.
Gli IUD in rame, che contengono 330 mm² di superficie in rame, hanno dimostrato un’efficacia molto lunga: 7-8 anni. Alcuni studi parlano di un’efficacia superiore a 10 anni. Ciò significa che non c’è mai urgenza di sostituire uno IUD . Lo IUD contenente progesterone può rimanere in sede dai 3 ai 5 anni a seconda della quantità di progesterone contenuta nel dispositivo. Entrambi i due tipi di IUD possono essere rimossi in anticipo.
Una volta inserito, non si deve fare altro per prevenire la gravidanza.
Non interferisce con il sesso o le attività quotidiane.
Può essere inserito immediatamente dopo un aborto, un aborto spontaneo o parto e durante l'allattamento.
Quasi tutte le donne sono in grado di utilizzare uno IUD.
Se si desidera una gravidanza o se si vuole smettere di usarlo, è sufficiente rimuoverlo.
Lo IUD ormonale aiuta a diminuire il dolore mestruale e il forte sanguinamento mestruale.
La spirale di rame è anche la forma più efficace di contraccezione d'emergenza.
Lo IUD è molto efficace ed è considerato uno dei metodi più sicuri per il controllo delle nascite. La sua efficacia si stima superiore al 99%. Non è necessario pertanto usare nessun’altra precauzione aggiuntiva.
Lo IUD è efficace già dal primo giorno dell’inserimento.
No. Gli IUD possono essere posizionati in modo sicuro anche in donne molto giovani e nullipare.
In ogni momento, indipendentemente dal ciclo mestruale, anche se alcuni preferiscono durante le mestruazioni in quanto il collo dell’utero è più dilatato e, con molta probabilità, non vi è una gravidanza in atto. Può essere inserito immediatamente dopo un aborto e durante l'allattamento.
Si consiglia l'uso di assorbenti. Se si usano i tamponi, occorre cautela al momento del cambio.
Prima dell’inserimento dello IUD è necessario accertarsi che non vi sia una gravidanza o un'infezione pelvica in atto (come l’infezione da clamydia o la gonorrea). Anomalie uterine o fibromi possono creare difficoltà nell’inserimento o nel corretto posizionamento e rendere più probabile un’espulsione. Le donne con malattia di Wilson (caratterizzata da eccesso di rame nel sangue) o con allergia al rame non dovrebbero inserire lo IUD al rame.
Il medico dovrebbe essere consultato nelle seguenti circostanze:
se le mestruazioni sono diverse dal normale e causano disagio
se la mestruazione è in ritardo (sospetta gravidanza)
se si presentano dolori addominali persistenti o perdite vaginali insolite
se la donna o il suo partner avvertono dolore o disagio durante il rapporto sessuale
se non si percepiscono più i fili in vagina (i fili si possono percepire inserendo delicatamente un dito nella vagina, vicino al collo dell'utero)
se lo IUD si è spostato e se ne percepisce l'estremità inferiore
L'impianto sottocutaneo per il controllo delle nascite (Nexplanon) consiste in una piccola asta di platica flessibile, lunga cm. 4 e spessa mm. 2, che viene inserita sotto pelle nell’avambraccio. Contiene un ormone progestinico (Etonogestrel), assorbito quotidianamente in minima quantità. La dose complessiva contenuta nel dispositivo è sufficiente a garantire l’effetto anticoncezionale per 3 anni.
Il progestinico contenuto nell'impianto previene la gravidanza principalmente bloccando l'ovulazione. Inoltre, ispessisce il muco cervicale, ostacolando in tal modo l’ingresso dello spermatozoo nell’utero e la fecondazione dell’uovo. Modifica anche la struttura della mucosa endometriale rendendola non recettiva all’impianto dell’uovo fecondato.
Sebbene nessun metodo di contraccezione sia efficace al 100%, l’impianto sottocutaneo vi arriva molto vicino.
L'impianto ha i seguenti vantaggi:
a differenza della pillola contraccettiva, può essere utilizzato da donne che non possono o non vogliono utilizzare gli estrogeni
una volta in sede, non è necessaria alcuna altra precauzione aggiuntiva per prevenire la gravidanza
la sua efficacia non viene ridotta in caso di vomito o diarrea, non essendo assunto per via orale
può essere inserito immediatamente dopo un aborto o il parto e durante l'allattamento
non interferisce con la normale attività sessuale o con le attività quotidiane
lo si può rimuovere in ogni momento
L'impianto viene inserito nel sottopelle nella parte interna dell’avambraccio con uno speciale inseritore, praticando anestesia locale. Non è necessaria alcuna incisione della cute. L’intera procedura richiede solo pochi minuti.
Per rimuovere l'impianto, è necessaria una piccola incisione sempre preceduta da anestesia locale.
L’impianto deve essere inserito e rimosso solo da medici addestrati in tale procedura.
L'effetto collaterale più comune è un mestruo imprevedibile, in quanto i cicli mestruali, a differenza di quanto succede con la pillola tradizionale, possono essere irregolari. Con la pillola, infatti, si procede con un’assunzione ciclica del farmaco (solitamente 3 settimane di uso e una di pausa), e ciò garantisce la cadenza mensile dei flussi. Con l’impianto, di contro, il farmaco è assorbito in maniera continuativa, senza pause mensili e da ciò dipende l’irregolarità dei cicli. Alcune donne possono presentare anche cicli più diradati e, talora, addirittura assenza di mestruazioni. Altri effetti collaterali, comuni anche ai contraccettivi orali, sono i cambiamenti di umore, mal di testa, acne e depressione; più raramente, aumento di peso. Viene riferita una diminuzione dei dolori mestruali.
Il papilloma virus (PV) è molto frequente in natura. Infetta la cute e la mucosa di molti animali provocando verruche e tumori cutanei. Conosciuto con l’acronimo HPV (dall’inglese Human Papilloma Virus), è presente e molto diffuso anche nella specie umana. Può essere causa di verruche (i cosiddetti condilomi) e di alcuni tumori epiteliali, il più frequente dei quali è quello della cervice uterina.
La possibilità che l’infezione virale causi un tumore della cervice uterina è molto rara se si tiene conto della diffusissima presenza del virus nella popolazione sana: si stima, infatti, che oltre il 90% delle persone che hanno avuto più di un partner siano venute a contatto con il papilloma virus almeno una volta nella propria vita, ma nella maggioranza dei casi il virus scompare spontaneamente e in breve tempo (6-24 mesi) senza dare segni di sé.
Esistono più di 100 tipi di HPV; di questi, 40 infettano l’area genitale. Etichettati con un numero progressivo, i più diffusi sono i 6, 11, 16, 18, 31 33 35 39 45 si distinguono in HPV a basso rischio (HPV-LR/Low Risk.) e HPV ad alto rischio (HPV-HR/High Risk).
Gli HPV 6 e 11 sono definiti a basso rischio (HPV-LR/Low Risk)in quanto possono provocare sui genitali esterni piccole escrescenze verrucose (i condilomi acuminati) che tendono a guarire spontaneamente e non si trasformano mai in tumore.
I virus 16, 18, 31, 33, 35, 45 ma soprattutto il 16 e 18 sono definiti ad alto rischio perché possono provocare anormalità nelle cellule della cervice uterina (la parte terminale dell’utero che si apre nella vagina cervicale). La maggior parte delle alterazioni cellulari provocate da questi virus guarisce spontaneamente. Solo una modesta percentuale permane e, se non curata, progredisce lentamente verso forme tumorali inoltre sono necessari molti anni perché queste lesioni si trasformino in tumore, e solo pochissime donne con infezione da papilloma virus sviluppano un tumore del collo dell’utero.
La possibilità che l’infezione virale causi un tumore della cervice uterina è molto rara se si tiene conto della diffusissima presenza del virus nella popolazione sana: si stima, infatti, che oltre il 90% delle persone che hanno avuto più di un partner siano venute a contatto con il papilloma virus almeno una volta nella propria vita, ma nella maggioranza dei casi il virus scompare spontaneamente e in breve tempo (6-24 mesi) senza dare segni di sé.
Il virus si contrae con il contatto sessuale, non necessariamente con un rapporto completo. Si esclude il contagio indiretto (attraverso biancheria, asciugamani ecc.).
I preservativi, molto efficaci nel prevenire alcune malattie sessualmente trasmesse, non sono altrettanto efficaci nel caso dell’HPV. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che l’ HPV si trova anche sulla pelle non protetta dal preservativo.
Il virus può essere presente, oltre che nelle zone genitali, in altre parti del corpo, come, ad esempio, sulla pelle o nelle mucose orali. Tale presenza, tuttavia, non determina conseguenze in quanto la conformazione anatomica di queste sedi è poco recettiva al virus e, dunque, solo raramente permette lo sviluppo della malattia. La papillomatosi orale conseguente ad infezione da HPV, oltre ad essere un evento raro, è una condizione benigna che si risolve senza conseguenze.
L’infezione si scopre attraverso un test effettuato durante una visita ginecologica, chiamato HPV test.
E’ un test che rivela la presenza dell’infezione da HPV. Viene effettuato su un campione di cellule prelevato dalla cervice uterina con le stesse modalità con cui viene raccolto il materiale necessario per eseguire il pap test.
Il test, che aiuta a definire il rischio di sviluppare la malattia, è eseguibile in modalità diverse nella prevenzione del cancro cervicale:
nello screening assieme al pap-test o, oggi sempre più frequentemente , in alternativa ad esso
per valutare l’opportunità di un trattamento quando il pap test è dubbio o presenta leggere alterazioni delle cellule
per valutare l’efficacia di un trattamento eseguito successivamente all’individuazione di una lesione cervicale da HPV
Nelle giovani donne la presenza dell’HPV è molto alta ma anche fugace: per questo motivo, si sconsiglia di effettuare il test sotto i 30 anni di età. Si rischia, infatti, di trovare e, quindi, di controllare e talora trattare moltissime infezioni destinate a scomparire spontaneamente. Si consiglia invece una regolare attività di screening con il pap-test a partire dai 25 anni di età.
Un HPV test negativo segnala che l’HPV non è presente. In questo caso, il rischio di sviluppare una malattia è molto basso. Sarà pertanto sufficiente sottoporsi con regolarità allo screening. Un HPV test positivo in una donna sana indica solamente che è venuta a contatto con il virus. In questo caso dovrà sottoporsi al pap test , esame più specifico che individua se il virus ha provocato anormalità cellulari. In caso di negatività del pap test, si dovranno eseguire controlli citologici più ravvicinati fino alla scomparsa del virus. Se il pap test è dubbio o presenta lievi alterazioni cellulari, il rischio di sviluppare la malattia è più alto. In questo caso è consigliabile un esame con un particolare microscopio (colposcopio ) che permette di ispezionare a forte ingrandimento il collo dell’utero. Sulla base di questo esame il ginecologo consiglierà i controlli successivi.
Gli HPV a basso rischio (6 e 11) possono provocare nell’uomo, così come nella donna, i condilomi acuminati. Gli HPV ad alto rischio (16 e 18), invece, pur essendo presenti sulle mucose peniene, non provocano quasi mai alterazioni cellulari suscettibili di portare al tumore. L’uomo, in questo caso, viene definito portatore sano: trasmette cioè la malattia senza manifestarla su di sé..
Non esistono in commercio test validi in grado di rilevare la presenza del virus nelle mucose peniene. Va tuttavia detto che, essendo la diffusione dell’ infezione virale nella popolazione sana molto alta, transitoria e reversibile, resta da stabilire l’effettiva utilità di questo tipo di test qualora fosse disponibile. La penoscopia (equivalente della colposcopia), tesa ad accertare la presenza di lesioni da HPV sul pene, è di scarsa utilità in quanto l’uomo, a parte i condilomi acuminati, non manifesta mai i segni clinici di una infezione virale.
Il virus del papilloma, come la maggior parte dei virus, non è curabile. Si curano le alterazioni che il virus determina sull’ epitelio della cervice uterina. Molto spesso si tratta di lesioni in fase iniziale che, quando non regrediscono spontaneamente, vengono asportate con piccoli interventi ambulatoriali che lasciano integra la parte e non hanno alcuna interferenza con la fertilità e la vita sessuale. Sarà il ginecologo a decidere quando è il caso di trattare queste lesioni.
I tipi di HPV che possono causare il cancro cervicale sono molto frequenti nella popolazione sana e non si conosce alcun effetto negativo sulla gravidanza. Perciò in presenza di HPV non c’è alcun motivo di modificare le normali cure ed attenzioni per la gestazione.
Recentemente sono stati prodotti alcuni vaccini che prevengono l’infezioni dei principali tipi di HPV. I vaccini si sono rivelati molto efficaci e la massima efficacia si ottiene quando la vaccinazione viene effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale.
I vaccini in commercio prevengono l’infezione dei principali e più frequenti tipi di HPV, ma non di tutti. La prevenzione vaccinale ne copre infatti il 70% circa. Pertanto, sebbene il rischio di contrarre l’HPV e, poi, di sviluppare lesioni sia molto basso, è necessario continuare a sottoporsi a regolari controlli di screening. Per rendere più efficace l’effetto preventivo, si sta dibattendo nel contesto scientifico sulla possibilità di estendere la vaccinazione anche all’uomo.
I vaccini a disposizione contro le infezioni da HPV non sono vaccini attenuati o inattivi, contenenti cioè l'agente virale indebolito o ucciso. Sono invece costituiti dalle cosiddette Vlp: virus-like particles (particelle fotocopia) , particelle che simulano l’involucro virale dell'involucro sono prodotte in laboratorio da cellule di lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) mediante tecnololgia da DNA ricombinante sono dunque prive del materiale genetico e, pertanto, non hanno la capacità di infettare le cellule, replicarsi e quindi causare l'infezione. Le reazioni associate alla vaccinazione sono state febbre e reazioni locali nella sede di iniezione. Raramente sono state segnalate anche reazioni di possibile natura allergica Altri effetti collaterali possono riguardare anche vertigini, svenimenti, febbre, nausea e vomito, ma questi sintomi sono rari, non durano a lungo e di solito si risolvono spontaneamente . Come agiscono i vaccini? Le particelle virus like , simulando la presenza del virus, provocano una reazione da parte del sistema immunitario che reagisce aggredendo le particelle fotocopia , quindi anche il virus.
Le particelle virus like , simulando la presenza del virus, provocano una reazione da parte del sistema immunitario che reagisce aggredendo le particelle fotocopia, quindi anche il virus.
Con menopausa si intende comunemente la mancanza di mestruazioni da almeno 12 mesi consecutivi. Il fenomeno, che corrisponde alla cessazione da parte delle ovaie di produrre estrogeni, è complesso: oltre a provocare modificazioni nel fisico, spesso coinvolge in maniera significativa la sfera emotiva.
La menopausa spesso coincide temporalmente con l’interruzione dell’attività mestruale che, tra i 48 e i 55 anni, si verifica in modo naturale in tutte le donne, allorché le ovaie cessano di produrre ormoni. Alcune donne entrano in menopausa prima dei 40 anni (menopausa precoce) ed altre dopo i 55: la maggior parte delle donne entra in menopausa intorno ai 50 anni.
I sintomi generali più comuni sono le vampate di calore, la sudorazione notturna, le palpitazioni, gli sbalzi di umore (ansia, irritabilità, depressione), scarsa concentrazione, cefalea, dolori ossei, calo del desiderio sessuale. aumento ponderale. A questi possono associarsi sintomi locali quali secchezza vaginale, difficoltà nei rapporti sessuali, incontinenza urinaria, prolasso vaginale. Responsabili di tutte queste modificazioni fisiche e psichiche sono il calo e la fluttuazione dei livelli degli estrogeni.
Le vampate di calore costituiscono il disturbo più classico della menopausa: colpiscono circa l'80% delle donne; la durata è variabile (in media un paio d'anni); nel 25% dei casi possono persistere per più di 5 anni. Si manifestano con una sensazione di calore intenso che percorre tutto il corpo, della durata di 30 secondi-2 minuti, accompagnate da sudorazione profusa che lascia una sensazione di spossatezza. Sono localizzate prevalentemente su volto, collo, regione dello sterno, con una frequenza anche di 15-20 volte al giorno. Le vampate possono comparire anche di notte, disturbando il sonno e provocando talora insonnia. Le vampate di calore e le sudorazioni notturne possono precedere, quindi segnalandone l’imminenza, la menopausa. Le cause delle vampate di calore non sono note. Si pensa ad un disturbo nella termoregolazione a livello ipotalamico (regione del cervello che regola la temperatura del corpo) dovuto al calo di estrogeni. Tuttavia, non sono ben comprese le modalità con cui i livelli di ormoni influenzano la termoregolazione.
Le palpitazioni sono espressione di aumento temporaneo della frequenza dei battiti cardiaci. Si manifestano con una con la percezione di un battito cardiaco troppo forte, troppo veloce o irregolare, accompagnato da una sensazione cuore in gola. Si presentano soprattutto di notte. Sebbene il disturbo sia fastidioso e crei forte apprensione, le palpitazioni non sono pericolose. Sono infatti legate anch’esse alle fluttuazioni ormonali che interferiscono con il complesso sistema neurovegetativo. .
Sebbene la mancanza degli estrogeni in menopausa sia causa diretta di alcuni disturbi durante il rapporto sessuale (ad esempio, il fastidio legato alla secchezza della mucosa vaginale), la menopausa non coincide con lo spegnersi della sessualità femminile. Il calo del desiderio è già spesso presente prima dell’inizio della menopausa e le cause sono legate, oltre che, ovviamente, ai fattori psicologici tipici di ogni crisi di passaggio, a esperienze soggettive, alla vita di coppia, alla parità, a modelli sociali e culturali. In molte donne, la fine della fertilità non spegne il desiderio, anzi, l’erotismo viene vissuto in maniera più libera e soddisfacente.
I disturbi psicologici più frequenti in menopausa sono: ansia, irritabilità, modificazione dell'umore, insonnia. Di fronte a questi problemi, è bene ricostruire con attenzione la storia della paziente, perché, anche se è vero che questi sintomi si manifestano con la mancanza degli estrogeni, è anche dimostrato che la menopausa di per sé non causa depressione. Eventuali disturbi affettivi possono essere motivati da stress familiare, lavorativo o ambientale, più frequenti in questa fascia d'età.
Le modifiche ormonali che si verificano durante la menopausa rendono le donne più soggette a ingrassare. I livelli ridotti di estrogeni possono comportare un rallentamento del metabolismo, le calorie vengono bruciate più lentamente con perdita della massa muscolare ed accumulo di grasso, soprattutto sul girovita anziché sui fianchi e sulle cosce come accade nel periodo fertile. Le modifiche ormonali, tuttavia, non portano necessariamente a ingrassare. Studi recenti hanno dimostrato che l'aumento di peso in menopausa non è tanto determinato da squilibri ormonali, quanto da un mutato stile di vita, più sedentario e meno attivo. Pertanto, una corretta alimentazione e un’attività fisica moderata e costante sono i migliori presidi per tenere sotto controllo il peso.
L’invecchiamento fisiologico e la carenza di estrogeni provocano a livello vaginale e vulvare una diminuzione della vascolarizzazione, con riduzione delle fibre elastiche e del collagene e assottigliamento della mucosa. Da ciò consegue perdita di elasticità e di compattezza del tessuto, unitamente ad atrofia e fragilità delle mucose. La perdita di turgore e di idratazione del tessuto induce una diminuita lubrificazione che provoca secchezza vaginale con prurito e bruciore vulvare, dolore e talora sanguinamento durante il rapporto sessuale, sensazione di pesantezza dopo il rapporto, talora accompagnata da episodi di cistite. Il rilassamento dei tessuti favorisce il formarsi del prolasso del retto e della vescica e della incontinenza orinaria.
Vi è una variabilità interindividuale. Alcune donne possono sperimentare i sintomi della menopausa per un paio d'anni, altre possono vivere esperienze più lunghe, anche fino a 10 anni.
Col cessare delle funzioni sessuali cessa ogni accrescimento dei follicoli e, quelli ancora presenti, vanno in atrofia. Dopo tre o quattro anni dall’inizio della menopausa, non si trovano più follicoli e il parenchima ovarico è completamente sostituito dal tessuto connettivo; tutto l'organo si riduce di volume e acquista un colorito biancastro. In alcuni casi, però, alcuni follicoli permangono e, sotto lo stimolo degli ormoni ipofisari, possono giungere a maturazione con successiva ovulazione e formazione del corpo luteo con conseguente occasionale mestruazione. In molti di questi casi si ha una vera e propria sindrome premestruale.
I cicli irregolari non indicano necessariamente l’inizio della menopausa. Tuttavia, se l’età è conforme, potrebbero esserne un segnale. In caso di irregolarità del ciclo, è opportuno consultare il medico per stabilirne la causa.
Nelle fasi iniziali della menopausa, la cessazione delle mestruazioni può non essere definitiva. Si possono avere brevi periodi in cui l’ovaio riprende a produrre ormoni e, talora, a ovulare, con conseguente ritorno dei cicli mestruali. In queste fasi cosiddette attive la donna può tornare fertile, anche se le probabilità di gravidanza sono molto limitate in quanto la maggior parte delle uova prodotte sono ormai prive del patrimonio genetico e l’endometrio non è più adatto ad accogliere l’uovo. Si suggerisce, pertanto, di usare i contraccettivi finché le mestruazioni non scompaiano per un periodo di 12 mesi consecutivi, tempo ritenuto sufficiente per definire la perdita del ciclo, indicativa dello stato menopausale.
L’invecchiamento della pelle è legato a diversi fattori, i più importanti dei quali sono senz’altro l’età e l’esposizione al sole. La pelle con l’età si modifica in ogni suo strato perché perde parte del suo principale elemento costitutivo: il collagene, proteina che conferisce spessore ed elasticità alla cute. La riduzione comincia dopo i 40 anni, ma è proprio con la menopausa che la perdita si fa più significativa in quanto la pelle è un organo ricco di recettori per gli estrogeni. La conseguenza più evidente è una pelle sottile e secca con accentuazione delle rughe del viso e rilasciamento dei tessuti, soprattutto a livello di palpebre, guance, sottomento e seno.
La diminuzione degli estrogeni durante la menopausa favorisce il rilasciamento dei tessuti di sostegno anche nell’utero e nella vescica. Ne consegue un abbassamento di questi organi, chiamato prolasso, con conseguente difetto nei meccanismi di contenimento dell’urina che, in molti casi, diventa quantitativamente importante e porta all'incontinenza urinaria.
L'osteoporosi è una malattia caratterizzata da un basso contenuto di calcio nelle ossa a causa della progressiva perdita di tessuto osseo, con conseguente fragilità dello scheletro e predisposizione alle fratture. Nel suo insieme è un fenomeno naturale nella misura in cui rappresenta uno degli aspetti dell'invecchiamento del corpo. Gli estrogeni intervengono nella regolazione della quantità di calcio presente nell'osso: venendo meno la loro azione, il calcio nell'osso si riduce, lasciando una struttura porosa e fragile. Questa condizione può essere più o meno rilevante in funzione dei fattori di rischio correlati soprattutto allo stile di vita, all’alimentazione e all’ereditarietà. Le principali misure di prevenzione sono rappresentate da una alimentazione ricca di calcio, dall'esercizio fisico all’aria aperta, dal controllo ponderale e dall'abolizione di fumo ed alcool.
Prima della menopausa, le donne sono meno soggette degli uomini al rischio di malattia cardiovascolare, ma con la menopausa il rischio aumenta in quanto viene meno l’effetto protettivo degli estrogeni sui vasi contro l’aterosclerosi (ispessimento delle arterie). La caduta di concentrazione di estrogeni circolanti sembra inoltre svolgere un ruolo importante anche nell’aumento dei valori pressori.
In alcuni casi, le ovaie, il surrene, il tessuto adiposo possono continuare a produrre piccole quantità di estrogeni, evitando così la comparsa di sintomi neurovegetativi tipici della menopausa.
No. Se, in seguito ad isterectomia, non sono state rimosse, le ovaie continueranno infatti a produrre regolarmente gli ormoni fino all’invecchiamento naturale.
Quali abitudini di vita sono consigliabili in menopausa?
Fare una attività fisica regolare
Aumentare l’esposizione solare per favorire la sintesi di vitamina D
Non fumare
Mantenere sotto controllo il peso
Mangiare sano
Alcuni consigli dietetici:
Consumare alimenti ricchi in calcio e vitamina D, per prevenire l’osteoporosi
Introdurre adeguate quantità di frutta e verdura
Ridurre il consumo di grassi, in particolare quelli di origine animale
Ridurre il consumo di zuccheri semplici preferendo carboidrati complessi
Preferire le proteine vegetali a quelle animali
Moderare l’uso delle bevande alcoliche
Cucinare i cibi in modo semplice: ai ferri, alla griglia, al vapore, lessati, al forno.
Scegliere i prodotti in base alla stagione, variando spesso la qualità dei cibi.
terapia ormonale sostitutiva generale
terapie non ormonali: • gel riequilibranti vaginali non ormonali • fitoestrogeni • integratori di calcio e vitamina D • sedativi.
La terapia ormonale sostitutiva (TOS) consiste nella somministrazione di ormoni femminili sottoforma di cerotti, gel cutanei, spray nasali o compresse, che liberano estrogeni simili a quelli che le ovaie producevano quando erano funzionanti. La terapia ormonale sostitutiva è di gran lunga la più efficace nel combattere i disturbi legati alla menopausa.
L'argomento dei rischi e benefici associati a queste cure è ancora oggetto d'accese discussioni negli ambienti scientifici e nella pratica medica d'ogni giorno. Alcuni studi recenti hanno enfatizzato, nel caso di terapie superiori a 5 anni:
un aumento di rischio di tumori al seno (quantizzabile in 8 casi su 10000 donne)
un aumento di trombosi venose e di embolie polmonari, soprattutto nelle donne in sovrappeso e con familiarità (quantizzabile in 12 casi su 10000).
E' però opportuno precisare che i risultati non tengono conto delle formulazioni delle terapie: diversità nella tipologia di ormoni, nei dosaggi, nelle vie di somministrazione potrebbero comportare conseguenze differenti. Inoltre, il rischio sembra azzerarsi in donne isterectomizzate e sottoposte a terapia con soli estrogeni.
La terapia ormonale è efficace nel:
controllare il turnover metabolico dell’osso
prevenire la perdita di massa ossea correlata alla menopausa, riducendo l’incidenza di tutte le fratture osteoporotiche, incluse le fratture vertebrali e femorali.
È indicata nel:
prevenire l’osteoporosi nelle pazienti con menopausa precoce e nelle donne in postmenopausa tra i 50 e i 60 anni, con rischio di frattura
ridurre il rischio di diabete
ridurre il rischio di malattia coronarica, la mortalità cardiaca e la mortalità totale, se iniziata in donne con sintomatologia climaterica, altrimenti sane, senza malattie cardiovascolari, al di sotto dei 60 anni o entro i 10 anni dall’inizio della menopausa.
Ha effetti positivi su:
altri fattori di rischio per malattia cardiovascolare, come il profilo lipidico, la pressione arteriosa, la distribuzione del grasso corporeo e la sindrome metabolica
cute, tessuto connettivo, cartilagini articolari e dischi intervertebrali.
Riduce il rischio di cancro del colon retto, con una riduzione di circa 6 eventi su 10.000 donne/anno. .
Quando esistono controindicazioni mediche, ad esempio:
sanguinamento vaginale da cause non determinate
malattie del fegato
cancro del seno
alterazioni della coagulazione del sangue
ipertensione grave.
Dagli ultimi studi è emerso che è meglio non protrarre la terapia ormonale sostitutiva per più di cinque anni, e ciò proprio al fine di impedire la comparsa di effetti negativi secondari.
E' una piccola medicazione rotonda, trasparente, contenente estrogeni, che si applica sulla cute dei glutei, da sostituirsi regolarmente una o due volte alla settimana. In alcuni casi al cerotto devono essere associate compresse di progesterone per almeno una decina di giorni al mese. Ciò non è necessario in mancanza dell'utero. Il grosso vantaggio del cerotto rispetto alle compresse è data dal fatto che l'ormone evita l'apparato digerente e il fegato, essendo assorbito direttamente dalla pelle.
E’ una composizione gelatinosa contenente estrogeni che si applica sulla cute delle cosce o delle braccia una volta al giorno. Evita, come il cerotto, l’apparato digerente ed il fegato. Il vantaggio del gel è dato dal fatto che può essere dosato dalla donna stessa a seconda della risposta sintomatologica alla terapia. Anche per il gel devono essere associate compresse di progesterone.
Sono farmaci sintomatici che vengono prescritti alle donne per le quali è controindicata la terapia ormonale. Esistono farmaci in grado di alleviare le vampate di calore, farmaci che contrastano la graduale rarefazione dell'osso e farmaci che facilitano i rapporti sessuali senza dolore.
Molte sono le terapie alternative ai disturbi della menopausa: rimedi naturali, quali Cimicifuga, Salvia officinalis; alcuni minerali come il Manganese, il Magnesio, il Cobalto e il Litio, l'Olio di Oenothera; alcune vitamine come le Vitamine del gruppo B; i fitoestrogeni.
I fitoestrogeni sono composti, presenti in numerose piante, caratterizzati da un'azione simile a quella degli estrogeni, anche se molto meno potente. La soia e il trifoglio rosso sono particolarmente ricchi di fitoestrogeni che, seppure in quantità minori, sono presenti anche in altri legumi come i piselli; in molti cereali, come segale, orzo, riso, grano saraceno, avena; in diverse verdure come carota, patata, finocchio, pomodoro, aglio e cipolla; in molta frutta come mela, ciliegia, mora, lampone, mirtillo, uva, arancia e limone. Rappresentano una buona alternativa alla terapia ormonale per quelle donne che non vogliono o non possono far uso di ormoni, ma la loro assunzione deve essere prolungata nel tempo per ottenere dei benefici obiettivi.
Trattamenti locali con creme a base di estrogeni
Per chi non ricorre alla TOS, che risolve gran parte dei disturbi legati all’atrofia, sono disponibili terapie locali consistenti in creme contenenti estrogeni a basso dosaggio o derivati la cui somministrazione intravaginale non influenza i livelli estrogenici circolanti, né quelli delle gonadotropine ipofisarie. Questi prodotti assicurano un miglioramento dei sintomi, e sono privi di effetti sistemici.
Trattamenti locali con prodotti non ormonali In alternativa, il trattamento dell’atrofia vaginale può prevedere l’uso di terapie non ormonali quali lubrificanti (a base di acqua, olio, silicone, acido ialuronico) o idratanti (polimeri bioadesivi a base di policarbofil) o stimolanti il trofismo vaginale (vitamina A, E, colostro).
Trattamento LASER L’uso del LASER con particolari lunghezze d’onda e potenza porta sulle pareti vaginali un aumento controllato e modesto della temperatura stimolando vasodilazione e aumento del trofismo vaginale, senza causare gli effetti caustici e necrotizzanti sui tessuti. Ciò determina come conseguenza riattivazione dei fibroblasti, produzione di nuovo collagene e di fibre elastiche con deciso miglioramento dei sintomi. Il trattamento, effettuato introducendo in vagina un manipolo che emette una luce LASER, dura pochi minuti ed è molto ben accettato dalla donna, essendo praticamente indolore. La metodica LASER rappresenta una nuova possibilità terapeutica di grande interesse per il trattamento della atrofia e dell’incontinenza urinaria.
Trattamenti generali per via orale E’ disponibile in Italia, per il trattamento dell’atrofia vaginale, un nuovo farmaco non estrogenico da assumere per bocca: l’ospemifene. La peculiarità del farmaco è quella di stimolare solo i recettori estrogenici presenti nel tessuto vaginale, migliorando sensibilmente il trofismo della parte; non agisce invece sui recettori estrogenici di altri organi, quali l’utero e la mammella, dove la stimolazione di tali ormoni può essere potenzialmente dannosa.
